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La privacy di Google? Giurassica”. Firmato Microsoft

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Scritto da Guido Sintoni

Il responsabile della privacy di Microsoft, Peter Cullen, critica senza mezzi termini le policy del rivale, perorando la causa di Redmond. Ma senza ottenere risposta da Google

Google è una grande azienda, ha realizzato grandi prodotti, ma con tutto il rispetto penso che Google sia dove era Microsoft sette o dieci anni fa“. Peter Cullen, Chief Privacy Strategist di Big M, fa seguire un colpo sotto la cintura alle iniziali carezze verso il rivale di Mountain View.

A parte il fatto che proprio sette anni fa su Microsoft si abbatteva tra capo e collo un problema di non secondaria importanza quale CodeRed, l’affermazione di Cullen va ovviamente presa con le molle: diciamo che rientra nel gioco delle parti.

Per Cullen, “Google non ha investito abbastanza per integrare la privacy nei propri prodotti. Ne è un esempio Street View“. Che, in effetti, è stato più volte nell’occhio del ciclone negli ultimi tempi proprio per questioni legate alla tutela della riservatezza. “Microsoft - continua Cullen - ha più di 40 persone impiegate a tempo per la privacy, e 400 che vi lavorano part-time. Google, almeno per quanto ne so, non è ancora arrivata a questo livello”.    

Big G ha recentemente dato alcuni segnali forti proprio in questo ambito, ritagliando lo spazio per un link relativo alla privacy nella propria homepage e irrobustendo le funzioni di Gmail. “Pensiamo che la privacy debba fare parte del disegno di base di un prodotto […] anziché dovere reagire a impressioni negative” ha aggiunto Cullen. Ma anche Microsoft ha avuto, proprio nei giorni scorsi, più di una lamentela per avere reso più invasivo il controllo di autenticità di Windows Xp.

A prescindere dai singoli episodi, comunque, Microsoft ha iniziato il lungo percorso verso la sicurezza nell’ormai lontano 2002, con la formazione del Trustworthy Computing Group, in un periodo molto critico per la credibilità in questo campo dell’azienda; Cullen ha assunto le redini della divisione dedicata alla privacy l’anno successivo. “Mi aspetto - conclude Cullen - che Google irrobustisca il proprio approccio in tema di privacy, specie per quanto riguarda la pubblicità online legata alla ricerca sul Web”. Non a caso un comparto molto redditizio in cui la sfida tra Microsoft e Google è più accesa.

“Spero veramente che cambino, anzi me lo aspetto” ha concluso Cullen, rivolto a Google. Che, dal proprio canto, ha preso alla lettera le raccomandazioni in tema di privacy, declinando ogni commento.

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