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TC50, come filtrare l’information overload
Dalla serendipity al social-filtering, passando per le neuroscienze. A TechCrunch 50 tre nuove soluzioni per organizzale le informazioni online in maniera più pertinente
Il problema è vecchio quanto il web e da anni ci si stanno scontrando diverse start-up, senza molto successo: riuscire a filtrare in modo efficace i fiumi di informazione online, isolando i segnali pertinenti e, allo stesso tempo, non perdendo il valore aggiunto della diversità proveniente dalle community a cui si appartiene.
Non è un caso se a TechCrunch50 (il mega-evento di presentazione di start-up tecnologiche innovative abbiano tenuto banco diversi progetti che cercano di risolvere il rompicapo dell’information overload.
LiveHit: mappe dinamiche
C’è stato chi, come LiveHit, ha puntato tutto sulla serendipity e la visualizzazione dinamica dei contenuti. Il servizio si presenta come un “motore di navigazione sociale e personalizzato in grado di scovare i temi caldi online”. Al di la del solito gergo 2.0, l’aspetto interessante del servizio è la visualizzazione di queste informazioni con mappe aggiornate in tempo reale in base alla popolarità di un contenuto. Ad esempio, un sito può diventare partner di LiveHit e offrire ai propri lettori una mappa live dei contenuti più visti del momento.
Popego: il super-FriendFeed
Tenta invece la strada del social-filtering Popego, coloratissimo servizio argentino che filtra le informazioni in base al grafo sociale, e cioè gli utenti che fanno parte dei propri network su Twitter, Delicious e FriendFeed. A differenza di quest’ultimo, l’aggregazione può essere molto più precisa: si scelgono gli username che si vogliono seguire per ogni servizio; il sistema estrae automaticamente i propri interessi attraverso una nuvola tag; con un “equilizzatore” si possono bilanciare i risultati della propria dieta informativa (ad esempio, più Twitter e meno YouTube). Il tutto viene poi visualizzato in una timeline altamente personalizzabile. Da provare! (qui una demo video)
Imindi: la forza della neuroscienza
Ancora più ambizioso è Imindi, “tought engine” che dice addirittura di saper leggere nel nostro cervello. A differenza dei motori di ricerca tradizionali (che partono sempre da un nostro stimolo), questo servizio crea mappe concettuali in base agli interessi dimostrati durante la navigazione e poi permette di confrontarli con quelli di altre persone che hanno gusti simili. E così, quando si clicca su un concetto presente in una mappa, dovremmo visualizzare altri concetti a cui non abbiamo ancora pensato e che pure ci interessano. Bah…





1 accounting degrees online
il 31/05/2012 alle 08:03
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