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Chrome su Linux: meglio CrossOver o Wine?

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Scritto da Guido Sintoni

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Meglio inserire (un po’ a forza) Chrome su Linux grazie a Wine oppure affidarsi al binario bello e pronto di CodeWeavers? Non ci sono dubbi, è il classico caso in cui chi tardi arriva, bene alloggia. Ma con qualche postilla di fondo

E’ vero: Google Chrome può girare su Linux. Lo fa, come succede in ambito Mac, grazie a CrossOver: un software che è la versione riveduta e corretta di Wine, lo storico metodo per importare le librerie di Windows su Linux (e altri derivati Unix). E che è a pagamento: costa 39,95 o 69,95, a seconda delle versioni.

Ma niente paura: il Chrome - o meglio, il Chromium, perché è questa la versione di cui si tratta - che gira su Linux è gratuito. E’ una dimostrazione degli sviluppatori CodeWeavers per “fare un servizio agli utenti, dimostrare la maturità del loro software di emulazione e quindi portare a casa un bel colpo promozionale“. Insomma, è l’utile (per gli altri) unito al potenzialmente profittevole (per sé).

E’ quindi utile sottolineare che, se oggi Chromium gira abbastanza bene su Linux grazie al software di casa CodeWeavers (ed è giusto che abbia gli onori della cronaca) Chrome - il cugino made in Google - gira su Linux pressoché da subito. Ma con molte limitazioni: troppe perché non sia qualcosa più di una curiosità. Gli stessi sviluppatori di Wine lo ammettono: Google Chrome è supportato con livello “bronze.

L’installazione e l’uso: il giorno e la notte

L’installazione della creatura CrossOver non è difficile, tutt‘altro: basta seguire il link proposto e passare per il gestore di pacchetti specifico della distribuzione in uso, a seconda che si parli di .deb o .rpm. E’ anche disponibile una versione generica, le cui librerie sono con buona probabilità compilate staticamente.

Google Chrome è ben diverso: ha bisogno di una versione di sviluppo di Wine e di alcuni aggiustamenti in termini di font e librerie. Nulla di trascendentale, intendiamoci: ma bisogna avere una buona dimestichezza con la shell a linea di comando. In aiuto, sul Web, vengono buone guide di installazione quale questa: fa parte di un blog, è online dall’inizio di settembre, è molto semplice e va integrata con un prerequisito, ovvero l’installazione di Wine 1.1.4, che qui sotto descriviamo.

Le vie percorribili sono due: compilazione da sorgenti, o - se si usa una distribuzione Debian-like - l’inserimento di un nuovo repository. Su Ubuntu Hardy la procedura è questa:

  • Scaricare la chiave Gpg per permettere l’installazione del nuovo repository: da terminale, bisogna lanciare il comando wget -q http://wine.budgetdedicated.com/apt/387EE263.gpg -O- | sudo apt-key add -
  • Aggiornare la lista dei repositorysudo wget http://wine.budgetdedicated.com/apt/sources.list.d/hardy.list -O /etc/apt/sources.list.d/winehq.list
  • Eseguire il canonico aggiornamento dei repository: sudo apt-get update
  • Installare wine: apt-get install wine

Una volta installato il nuovo wine (basta verificarlo con wineversion), si può passare all’installazione in sé di Chrome. Risultato? Chromium di CodeWeavers batte Chrome in salsa Wine per distacco. Almeno in termini di semplicità.

I contro: un po’ troppi. Tanto che…

L’uso non presenta sorprese particolari: anche in questo caso, Chromium prevale. Ma solo su Chrome: su Linux gira pulito ma non velocissimo, con qualche evidente scompenso nei font e con prestazioni che - pur non suffragate dai benchmark - sembrano peggiori di quelle di Chrome sotto Windows (a parità di macchina, ovviamente) e di Firefox eseguito nativamente sotto Linux.

Gli anglosassoni parlerebbero di responsiveness: il Chromium di CodeWeavers è più Clark Kent che Superman. Sembra portarsi dietro una zavorra in termini di velocità di richiamo e visualizzazione delle pagine. Ma non tradisce le aspettative: manca solo l’agente di aggiornamento automatico, come correttamente specificato dai tecnici CodeWeavers. E, piccola chicca, tra i plug-in (Adobe Flash, per la cronaca, va installato a mano) c’è anche Google Gears.

Anche il Google Chrome che gira sotto Wine non ha un agente di aggiornamento automatico. Ma non ha nemmeno la possibilità di accedere a pagine https:, visto che il livello di crittografia/autenticazione che si interpone tra Tcp e Http non è supportato nell’attuale implementazione di Wine.

Niente Gmail, quindi, niente servizi analoghi e nemmeno niente connessione al proprio sistema di home banking o a pagine Web che richiedono un accesso sicuro. Ce n’è abbastanza per dichiarare un vincitore univoco nella singolare guerra tra cugini: ma, per favore, non si dica che ha bruciato tutti sul tempo.

Tanto è vero che - a parte gli aficionados di tutto ciò che è Google e chi ama sperimentare nuovo software - per ora è l’anciengime a risultare ottimale, almeno per Linux: ma si possono chiamare anziani browser quali Firefox od Opera?

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