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P2P, le major perdono la causa più importante

p2p riaa

Scritto da Giulio Boresa

Jammy Thomas non dovrà pagare i 222 mila dollari alla Riaa, così ha deciso la corte. Perché mettere su reti peer to peer un file non equivale a distribuirlo

Sentenza storica che farà gioire gli utenti peer to peer di tutto il mondo: il giudice Michael David della Us District Court ha annullato la multa da 222 mila dollari a Jammy Thomas per violazione del copyright. Quella che era la prima vittoria per Riaa a un processo sul peer to peer si trasforma nella sua più pesante sconfitta. Come segnalato da Wired, adesso Riia (associazione discografici americani) non ha più alcuna vittoria processuale da annoverare. Il giudice ha detto infatti che “rendere disponibile” (“making available”) un file su una rete peer to peer non implica necessariamente che qualcun altro l’abbia scaricato e quindi non equivale a distribuire il file. Insomma, Riaa adesso sarà obbligata a dimostrare che lo scambio è effettivamente avvenuto, non basta più provare che il file sia stato condiviso. È evidente che sarà molto difficile ottenere questa prova in modo inconfutabile e portando elementi validi per un processo.

Servirebbero i log del server utilizzato per lo scambio; ma non è detto che la Riaa riesca a mettere mano sui log (dovrebbe far sequestrare il server dalle forze dell’ordine) né che il log effettivamente esista o sia valido (i gestori del server potrebbero non averlo o averlo in forma anonima e/o crittografata. Si pensi poi agli scambi su rete serverless come quella Kad di eMule).
Né certo a un processo sarebbe valida una prova ottenuta da Riaa mettendo in piedi server spia per il peer to peer.

Finora Riaa è riuscita a spaventare gli utenti e a ottenere rimborsi prima di andare al processo. Gli utenti, per evitare guai peggiori, hanno patteggiato. La super multa a Jammy Thomas era un buon deterrente. Adesso, non più: se si affermerà definitivamente il principio dell’onere della prova, comincerà una brutta stagione per la lotta al peer to peer pirata. A conferma che forse l’arma più potente contro il peer to peer passa da un accordo con i provider.

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