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Copyright: RealDvd sotto accusa
Le major americane puntano il dito contro il software di RealNetworks. Secondo i loro legali violerebbe le leggi sul diritto d’autore
Riesplode la guerra del copyright. Alcune delle principali case cinematografiche americane hanno fatto causa a RealNetworks, azienda che si occupa di soluzioni informatiche in ambito privacy, manutenzione del personal computer, data recovery. E, ovviamente, conosciuta per Real Player, famoso lettore multimediale per pc le cui origini risalgono al 1995.
Le major, riunite sotto l’egida della Motion Picture Association of America, sostengono che il nuovo software RealDvd sia in grado di violare il Digital Millennium Copyright Act, la legge federale sulla tutela del diritto d’autore.
Il funzionamento di RealDvd è semplice: il software consente di copiare su hard disk un intero dvd in modo da poterlo guardare in un secondo momento e senza bisogno di inserire il disco nell’apposito lettore. Ed è proprio questo particolare che ha mandato su tutte le furie i produttori cinematografici. Difficile pensare, sostengono tramite i loro legali, che i consumatori continuino a comprare film quando possono noleggiarli per molti meno soldi e poi conservarne una copia pressoché permanente sul proprio pc. Secondo i dati di Adams Media Research, storico analista finanziario dell’industria dei media, questo cambiamento radicale nelle abitudini di consumo potrebbe significare perdite per l’intera industria dell’intrattenimento per 15 miliardi di dollari l’anno.
RealNetworks si difende dicendo che il reato non c’è. Il software non va a intaccare i sistemi anticopia Drm dei vari produttori e, al contrario, i file creati sono protetti da un sistema di cifratura chiamato Content Scramble System che ne impedisce la condivisione. Ogni copia viene collegato in modo univoco all’hard disk e al codice di licenza del software, per cui non è possibile guardarla su altri computer a meno di acquistare ulteriori licenza (fino a un massimo di 4, una per pc) pagando 19,99 dollari l’una.
Tuttavia, la legge americana considera illegale immettere sul mercato tecnologie anti-pirateria senza prima aver ottenuto l’esplicito consenso di chi detiene i diritti d’autore. RealNetwork sarebbe così due volte nel torto: primo per aver creato un programma che di fatto intacca i business delle major, secondo per non aver chiesto loro il permesso.





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il 31/05/2012 alle 11:38
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