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La prima inchiesta partecipativa di AgoraVox Italia

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Scritto da Guglielmo Rubini

Il progetto di citizen journalism francese ha presentato la versione italiana con un reportage su camorra e rifiuti realizzato da cittadini, blogger e giornalisti

Il citizen journalism, almeno nella sua formula dura e pura (alla OhMyNews, per intenderci), non ha mai veramente sfondato in Italia. A tentare questa strada ci prova ora un progetto che ha riscosso molto successo in Francia. E che forse ha le carte in regola per sfondare anche in Italia. Stiamo parlando di AgoraVox.it, sito di giornalismo partecipativo attivo da qualche mese in versione beta (prima privata, ora pubblica), che ha presentato oggi a Roma i risultati della prima inchiesta collettiva sul tema caldo “Camorra e rifiuti“.

Come OhMyNews, anche AgoraVox si basa su un mix di competenze professionali/amatoriali. Ciascun utente può registrarsi come “reporter” e sottoporre le proprie storie (in qualsiasi formato: testo, audio, video). Prima di essere pubblicati, però, gli articoli devono superare il filtro dei moderatori (che a loro volta sono super-utenti che hanno già pubblicato almeno cinque articoli) e della redazione centrale. Il tutto, spiegano gli ideatori sul sito, a partire dalla consapevolezza “che in un progetto come AgoraVox, può comportare la diffusione d’informazioni non veritiere, creare distorsioni, disinformazioni, manipolazioni della notizia”.

Superato il doppio filtro, una notizia viene pubblicata. La visibilità in home page dipende da un algoritmo che calcola diversi fattori: i voti e il numero di commenti ricevuti, il canale di appartenenza e via dicendo.

Non solo le notizie nude e crude, comunque. AgoraVox intende anche avviare inchieste partecipative a cui contribuiscono diversi utenti a vario titolo: suggerendo il tema, apportando documentazione o facendo reportage sul territorio. E’ il caso dell’inchiesta presentata oggi sul tema “Camorra e rifiuti”, che ha visto impegnati per diversi mesi giornalisti, blogger e attivisti nel tentativo di ricostruire la storia dell’emergenza in Campania, con l’aiuto di un coordinatore della redazione centrale.
Un’inchiesta partecipativa simile avviata in Francia ha fatto molto discutere, innescando un passaparola online che ha dato molta visibilità al sito. Tanto che AgoraVox.fr, dopo tre anni di esperienza, risulta la seconda fonte più citata online dopo Le Figaro.fr. Niente male per un progetto indipendente e generato dal basso, che si sta espandendo a macchia d’olio in Europa: oltre alle versioni francese e italiana, ci sono anche altre edizioni nazionali.

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