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Ask.com torna a rispondere alle domande degli utenti

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Scritto da Guglielmo Rubini

Ritorno alle origini per il motore di ricerca statunitense, che ha introdotto una nuova funzionalità di Q/A in cui gli algoritmi provano a dare una risposta ai dubbi più comuni. Ma non sempre si ottiene la risposta giusta

Di lifting ce ne sono stati parecchi negli ultimi anni (almeno 11, secondo Webware; da vedere anche questa carrellata di cambiamenti proposta da Technologizer). Ma la posizione nelle classifiche dei motori di ricerca più utilizzati non ha mai subito forti scossoni. Anzi, secondo le più recenti rilevazioni di Comscore, Ask.com è rimasto sempre inchiodato alla quarta posizione, con una quota del 4,8% nel mercato statunitense (a poca distanza da AOL, fermo al 4,3%, e lontano di qualche punto da Live Search a 8,3%).

Ora Ask.com ci riprova, riabilitando quella che era stata una sua caratteristica distintiva sin dal suo esordio nel 1996: la capacità di rispondere alle domande degli utenti attraverso definizioni pertinenti. Ask Jeeves, così si chiamava il motore quando dava risposte compilate da esseri umani e che negli anni è stato poi soppiantato. Ora la funzionalità Domande/Risposte è stata nuovamente introdotta, con la differenza rispetto alle origini che a rispondere non sono esseri umani ma gli algoritmi del motore, che vanno a pescare in database di dati strutturati (tra gli altri anche Yahoo! Answers e WikiAnswer).

La nuova sezione A/Q è stata implementata solo nella versione inglese. Risponde in maniera pertinente ad alcune domande del tipo “Quanti anni ha Obama?“, “Chi è l’uomo più ricco del mondo?“. Si può anche inserire una parola chiave ed avere le risposte più popolari, come nel caso di “pregnancy“, (sono oltre 36.000).

Certo, molte cose sono ancora da migliorare. Al solito, funziona con le domande più semplici, meno con quelle più complesse. In questa prima fase di beta sono state implementate solo alcune fonti strutturate di dati, dando una precedenza alle categorie intrattenimento, salute e lavoro.

Molto resta ancora da fare sul piano semantico, quindi. Ma la funzionalità è senz’altro interessante e ci indica una direzione che probabilmente anche altri player intraprenderanno, quando il search engine 3.0 (o semantico che dir si voglia) si rivelerà l’unica carta per sconfiggere super-Google. Anche perché, come spiega il NYTimes, Ask.com non sarà mai riuscito a fare passi da gigante, ma ha sempre introdotto novità che sono state poi riprese dai concorrenti.

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