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Si riaccende la questione Google-Yahoo!
Continua la battaglia attorno all’alleanza pubblicitaria pubblicitaria più contestata del Web. Dopo l’Antitrust, ad attaccare è l’associazione degli inserzionisti americani, che mette in discussione la trasparenza del sistema Google
Periodo complicato per Google. In Borsa fila tutto liscio, con l’ultima trimestrale che ha fatto registrare risultati più che positivi. Caso più unico che raro, visto il delicatissimo periodo vissuto da tutta la Silicon Valley. Eppure i motivi di preoccupazione non mancano e arrivano, ancora una volta, dalla contestata alleanza con Yahoo! per la pubblicità online.
Gli sviluppi degli ultimi giorni vengono riassunti dal Financial Times. Il quotidiano economico inglese non nasconde la possibilità che i recenti interventi degli organismi Antitrust europeo e americano possano allargarsi a macchia d’olio, comprendendo oltre alla legittimità dell’accordo Google-Yahoo! l’intero sistema utilizzato gigante di Mountain View per l’advertising online.
Innanzitutto c’è un ulteriore questione da risolvere per l’Autorità americana per la concorrenza. La posizione di Google sul mercato si sta espandendo anche senza l’apporto di Yahoo! e prima o poi dovrà essere regolamentata. Inoltre, mentre è attesa a giorni la sentenza sulla validità del matrimonio tra le due compagnie, è intervenuta a gamba tesa Ana (Association of National Advertisers), che riunisce la maggior parte dei quotidiani americani e teme una sostanziale situazione di monopolio Google-Yahoo!. Il rischio sarebbe un considerevole aumento di prezzo per gli annunci pubblicitari in mercati come gli Stati Uniti e il Canada.
Inoltre Ana non ha perso l’occasione per attaccare la stessa trasparenza del sistema con cui Google, a fronte di ogni ricerca fatta dagli utenti, oltre ai risultati restituisce annunci contestuali (quindi collegati alle parole chiave) e advertising vero e proprio. Nel suo blog ufficiale Google è stata costretta alla difensiva, spiegando parte del funzionamento e difendendone la sostanziale integrità. Ma di sicuro il dibattito non è destinato a morire qui.
Se la lettera di Ana finisse col convincere gli organismi regolatori a mettere il naso nell’impero pubblicitario di Google, sviscerandone meccanismi tecnologici e finanziari, la questione sarebbe destinata a complicarsi enormemente. Il tempo necessario per gli accertamenti allontanerebbe ancor di più Yahoo! dall’orbita della grande G, e un’indagine approfondita significherebbe per Google dover rendere noti (almeno all’Authority) particolari importanti del proprio ingranaggio pubblicitario, svelandone i segreti che lo hanno reso una macchina perfetta da un punto di vista finanziario, tecnologico e competitivo. La sua leadership potrebbe esserne intaccata? Presto per dirlo: qui la cronaca finisce e inizia la spy story.





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