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Banda larga, un miliardo di euro per la nuova rete

digital divide ngn

Scritto da Giulio Boresa

Cresce l’impegno di risorse pubbliche per la Ngn. Lo stanziamento ora è pari il 10 per cento di quanto necessario per coprire tutto il Paese. Basterà?

Lo Stato metterà un miliardo di euro per la Ngn (Next generation network) e per combattere il digital divide, contro gli 800 milioni previsti in precedenza. Obiettivo, portare banda larga e larghissima in tutta l’Italia. L’ha annunciato il sottosegretario allo sviluppo economico Paolo Romani durante il summit Beyond Broadband, di Venezia. Un miliardo è appena il 10 per cento delle risorse previste come necessarie per portare l’Ngn in tutto il paese. Ed è anche una stima ottimistica: secondo Massimo Morandini, vicepresidente di Between, «in Italia per completare gli investimenti della prima e seconda generazione di Adsl serve ancora un miliardo di euro». «Per passare a velocità di navigazione nell’ordine delle decine di megabit sono necessari invece 13 miliardi di euro. E riguardo alla Fiber to the home (Ftth, fibra nelle case), che comunque non arriverà mai in tutte le abitazioni italiane, sono necessari 25 miliardi di euro».

Un miliardo comunque potrebbe servire come il primo mattone del piano e bastare da trampolino di lancio: grazie all’effetto leva, potrebbe attirare investimenti per qualche miliardo di euro da parte di privati e delle Pubbliche Amministrazioni locali. È proprio quello che spera la task force ministeriale affidata a Francesco Caio, il quale ora prosegue gli incontri con vari soggetti, per arrivare a trovare un piano comune, che coinvolta l’intero sistema Paese. I lavori effettivi della task force partiranno entro fine anno e per allora forse si sapranno anche i particolari di come sarà usato quel miliardo di euro. Che secondo alcuni però è una somma insufficiente, rispetto ai 10 miliardi di piano appena annunciato dal governo francese, per avere tutti i francesi connessi alla banda larga entro il 2012 e con un costo inferiore ai 35 euro mensili.

Il piano del ministro Romani non finisce qui: ha l’obiettivo anche di rendere l’informatica più vicina alla popolazione. Partirà spingendo sulla digitalizzazione dei servizi pubblici. La Pubblica Amministrazione potrebbe dare così il buon esempio e l’incentivo ai cittadini a dotarsi di un pc. L’idea alla base è che in Italia, a frenare lo sviluppo, non c’è solo il problema delle infrastrutture, ma anche quello della domanda (scarsa la cultura informatica e troppo pochi i pc). Vanno risolti entrambi, altrimenti si rischia di fare una rete velocissima ma vuota, sotto utilizzata.

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