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Google Books, accordo storico negli Stati Uniti

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Scritto da Guglielmo Rubini

libro-flickr

Mountain View paga 125 milioni di dollari per chiudere le cause intentate dagli editori statunitensi. In cambio, milioni di volumi fuori commercio potranno essere consultati in versione integrale online. Previste formule innovative di retribuzione per i detentori di copyright

L’annuncio è di quelli “epocali”. Almeno secondo Google che con un lungo post sul suo blog parla di “nuovo capitolo per Book Search“. Il riferimento è all’accordo siglato ieri con The Authors Guild e l’Association of American Publishers.

In seguito a questa intesa (che dovrà comunque essere approvata dalla U.S. Discrit Court per diventare operativa), si è finalmente trovata una risoluzione a diverse azioni legali intraprese negli anni scorsi da editori e scrittori statunitensi. Contemporaneamente, si rendono disponibili milioni di volumi protetti da copyright e non più disponibili sul mercato, che potranno ora essere consultati online con formule innovative, sia per gli utenti che per i detentori dei diritti d’autore.

Google si impegna a stanziare 125 milioni di dollari per la creazione di un Book Rights Registry (BRR) che servirà in parte a regolare i conti per i volumi già pubblicati, in parte a retribuire in futuro i possessori di copyright sulle opere indicizzate.

Come spiegato da questo comunicato, ecco alcune delle principali novità (che per ora, comunque, riguarderanno solo gli utenti statunitensi):

  • I libri protetti da copyright ma ormai fuori stampa potranno essere consultati in versione integrale attraverso Book Research. Si potrà avere un’anteprima del 20% dell’opera. Sarà disponibile anche la consultazione integrale dietro pagamento di una quota (che andrà ad alimentare il BRR). Una novità, questa, che permetterà di accedere ad un patrimonio culturale difficile da reperire. E che tornerà utile soprattutto a studenti e ricercatori;
  • Biblioteche ed altri organismi governativi potranno effettuare sottoscrizioni per consentire ai propri membri (studenti, ricercatori) la libera consultazione;
  • L’accordo non riguarda i libri attualmente in commercio. In questo senso non va a sostituire il Partner Program che Google ha fino ad ora siglato con oltre 20.000 editori in tutto il mondo, permettendo loro di offrire un’anteprima dei volumi su Book Research e poi di rivendere i libri attraverso altri canali (Amazon, Ibs e via dicendo);
  • Attraverso il Book Rights Registry viene riconosciuto anche un innovativo sistema di retribuzione per gli editori e detentori dei diritti d’autore, che ora potranno ricevere compensi in base alle sottoscrizioni e alla pubblicità online;
  • Google incasserà il 37% dei guadagni provenienti del BRR; i restanti saranno divisi tra editori e detentori dei diritti.


Per quanto l’accordo riguardi solo gli utenti statunitensi, si tratta comunque di un precedente importante che può fare da apripista ad intese simili anche in altri paesi del mondo. Altrettanto rilevante è l’apertura dimostrata dagli editori a stelle e strisce che finalmente provano a sperimentare formule innovative per la distribuzione online di contenuti fino ad ora difficilmente accessibili.

Ad ogni modo, c’è anche chi solleva i primi dubbi. E’ il caso di TechDirt che sottolinea alcune conseguenze negative dell’intesa. Nel breve periodo Mountain View offrirà uno strumento di valore per molti utenti, iniziando anche a monetizzare dal proprio servizio. Ma nel lungo periodo, si alzeranno le barriere all’ingresso per start-up innovative. E questo non è detto sia un bene per il futuro della conoscenza online.

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