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MySpace porta la pubblicità sui video online

auditude myspace pubblicità video

Scritto da Piero Babudro

Annunciata oggi una partnership con Auditude per inserire brevi spot nei filmati caricati dagli utenti e protetti da copyright

 

Per una certezza restano mille incognite. Si può riassumere così il senso dell’accordo annunciato oggi tra MySpace e Auditude, start-up operante nel campo dell’online advertising. Le due aziende hanno infatti reso noto il prossimo inserimento di messaggi pubblicitari all’interno dei video presenti sul portale di casa News Corp. In tutto si parla di oltre 250 milioni di file per un totale di quasi 17 milioni di ore di programmazione, tra cui video musicali del network di Mtv o frammenti di show televisivi di Comedy Central, a vario titolo citate nell’accordo.

La stragrande maggioranza di questi video viene caricata sul portale e condivisa tra gli utenti violando il copyright; un problema di proporzioni imponenti che ha portato a lamentele e ripetute denunce da parte di emittenti televisive e media company. 

La tecnologia sviluppata da Auditude servirà (almeno nelle intenzioni) ad appianare la questione, riconoscendo sì l’impotenza di fondo nell’arginare il fenomeno, ma soprattutto cercando di trasformare un potenziale danno per i broadcaster in una fonte di guadagni

Il software classificherà i video caricati dagli utenti: una volta individuati spezzoni e frammenti di show televisivi, film e programmi musicali, provvederà a inserire una sorta di “pubblicità contestuale”, ossia collegata al tipo di contenuto e di target interessato. Come servizio aggiuntivo, MySpace e Auditude hanno pensato a “Attribution Overlay”, serie di messaggi interattivi in sovrimpressione che forniscono all’utente titolo e informazioni relative ai video che sta guardando e collegano tramite link a pagine e portali e-commerce dove poter acquistare un dvd o un brano musicale online.

MySpace si porta in vantaggio rispetto a portali di video-sharing come YouTube, ancora impegnati a capire come garantirsi ricavi stabili nel tempo e soprattutto a combattere l’inserimento di contenuti protetti da diritto d’autore, visto che rimuoverli a posteriori non sempre si è dimostrata una mossa efficace, se non altro in termini di immagine.

Rimangono però alcuni interrogativi sui possibili scenari futuri. Intanto ci vorrà un po’ prima che le soluzioni proposte da Auditude diano i loro frutti e, nel frattempo, bisogna vedere cosa ne pensano quelle emittenti televisive per ora non incluse nell’accordo. Secondo, già ci si interroga se la partnership prevede qualche forma di esclusiva che precluda l’utilizzo delle soluzioni Auditude ad altri portali e social network. Terzo, non è stato reso noto né il tipo di coinvolgimento dei broadcaster, né la percentuale di guadagni che spetterebbe loro. 

Infine resta il nodo degli user generated content “veri”, ossia al riparo dal rischio di violazione del diritto d’autore. Saranno compresi nell’accordo? E secondo quali modalità? Molti inserzionisti potrebbero non vedere di buon occhio la propria pubblicità associata a video amatoriali, di qualità scadente o in grado, con il loro contenuto, compromettere l’immagine aziendale. Dubbi a cui oggi pare non seguire nessuna risposta.     


 

Commenti   (Inserisci un commento)

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