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Banda larga mobile, il futuro nell’UHF
In Italia si cominciano a contare le frequenze che si libereranno con lo switch off della tv analogica. Ma altri Paesi europei sono più avanti
“Lo switch off della Sardegna ha consentito di individuare un dividendo digitale di due frequenze”, ha dichiarato sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani, aggiungendo un particolare caro a chi tiene al futuro della banda larga italiana: “accadrà anche nelle altre regioni: anzi, in Val d’Aosta ci aspettiamo un dividendo maggiore”.
Il dividendo digitale sono quelle frequenze UHF, pregiatissime, che si libereranno con il passaggio della tv dall’analogico al digitale terrestre. Alcune frequenze resteranno in mano alle emittenti tv, mentre altre, si spera, saranno messe all’asta per servizi di comunicazione elettronica. Negli Usa è stato già fatto.
Sono le fondamenta per la banda larga mobile del futuro: se l’Hspa, il WiMax e la quarta generazione di reti mobili potranno sfruttare la nuove frequenze, avranno una copertura più capillare, maggiore qualità e prezzi più bassi. Le frequenze infatti consentono agli operatori di costruire e gestire la rete a costi minori, rispetto agli attuali. Il motivo è che sono su una banda di frequenza molto più bassa (e quindi con migliore penetrazione e portata) rispetto ai 1.900 MHz dell’Umts (di recente abilitato ai 900 MHz che prima era solo per il Gsm) e, soprattutto, dei 3,5 GHz dell’attuale WiMax. Queste ultime troppo elevate per dare veri servizi in mobilità.
In Francia il governo ha appena preso una posizione molto forte, a favore dell’utilizzo del dividendo digitale per la banda larga mobile. Già nel 2009 farà l’asta. Verso una scelta analoga, a favore della neutralità tecnologica nel dividendo digitale, sono orientate le istituzioni del Regno Unito, della Svezia (con gare previste nel 2009), Malta, Danimarca e Finlandia.
L’Italia a riguardo ufficialmente non si è pronunciata, ma una decisione è attesa a breve. Il messaggio di Romani lascia ben sperare, a dispetto di quanto temuto finora (che l’Italia decidesse di lasciare tutte le frequenze in mano alle emittenti). Bisogna però vedere se il numero di frequenze liberate sarà sufficiente per cambiare davvero lo scenario della banda larga. Oltre a motivi politici, ci sono problemi oggettivi: l’Italia è il Paese europeo dove c’è il più grande numero di emittenti tv analogiche (circa 500), a causa della mancanza della tv via cavo; dopo aver dato loro le frequenze di cui hanno bisogno per fare servizi digitali (anche in alta definizione e interattivi) potrebbero restarne poche per la banda larga. Entro fine dell’anno è previsto un atto legislativo vincolante anche da parte della Commissione Europea, per armonizzare la gestione del dividendo digitale tra i vari Paesi.





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