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Giocodigitale.it, il poker online si fa serio (e legale)

giochi giocodigitale.it poker online

Scritto da Italo Vergani

A braccetto con lo Stato, per aiutare l’utente a giocare e divertirsi in modo consapevole. Il poker online - e magari in futuro altri giochi di carte - passa per i Monopoli di Stato e un concessionario. Che abbiamo intervistato

Il gioco d’azzardo va online tra luoghi comuni, falsi miti e mezze verità: innocuo o pericoloso, a seconda dei punti di vista, dallo scorso settembre è regolamentato dai Monopoli statali. Mossa dovuta? Magari no, ma di certo rassicurante nei confronti dei consumatori, e profittevole per le sempre esangui casse della res publica. Mytech ha incontrato Fausto Gimondi, cofondatore e Responsabile Prodotto di GiocoDigitale.it, il primo concessionario autorizzato a offrire in Italia tornei di poker online con premi in denaro. Inevitabile, o quasi, partire con la richiesta di un primo bilancio.

Qual è il bilancio in termini quantitativi (utenti e introiti), di questi primi mesi? Quali le note positive e quali quelle negative?

 

Il bilancio è molto positivo. In settembre, mese in cui ha debuttato il poker, la nostra piattaforma ha distribuito oltre 12 milioni di euro di montepremi, e i dati dimostrano che il volume di potenziali clienti è in continua crescita. Ad ottobre abbiamo registrato un raddoppio sul primo mese. Nei primi trenta giorni di attività abbiamo registrato 30 mila conti gioco, che prevediamo possano diventare 100 mila entro la fine del primo anno.

È forte l’interesse degli utenti online verso il poker Texas Hold’em, ma soprattutto la fiducia dimostrata per una piattaforma affidabile e legale. Legale perché giocare a soldi su siti non italiani è un reato, così come è un reato promuoverli. L’aspetto negativo, se vogliamo, è conseguente di quello positivo: il nostro customer care è stato inondato di richieste, tanto che abbiamo dovuto raddoppiare l’organico in grande anticipo sui nostri piani”.

 

Cosa significa lavorare avendo lo Stato - o meglio i Monopoli di Stato - come principale interlocutore, in termini organizzativi ed economici? Su un totale di 100 speso dall’utente, quanto resta in tasca allo Stato e quanto al concessionario? E nel primo caso, vi sono vincoli e/o linee guida al reinvestimento delle somme nella cosa pubblica?

 

I Monopoli di Stato definiscono le regole del gioco, e soprattutto danno garanzia al consumatore italiano che i giochi vengano svolti in modo sicuro e legale. In quanto concessionari, siamo sottoposti a queste regole. Siamo convinti che un approccio legale al gioco non sia soltanto un dovere, ma anche una chiave del successo in questa industria emergente.

Il nostro dialogo continuo con i Monopoli ci permette di affinare e migliorare il contesto in cui si trova il giocatore italiano, che è già tra i più avanzati al mondo. Un esempio? Le forme di gioco possibili, nell’ambito dei giochi di abilità come il poker, si riassumono nella formula del torneo. Una formula che ha reso il poker un vero e proprio sport della mente e che esalta un tipo gioco sociale e consapevole.

Per partecipare a un torneo, il giocatore paga una quota detta diritto di partecipazione, che parte da 50 centesimi ed arriva al massimo di 100 euro. Il concessionario può trattenere al massimo una percentuale del 20% (nel nostro caso, mediamente il 10%); da questa somma bisogna poi dedurre il prelievo dell’erario – pari al 3% - i costi di incasso delle carte di credito e, ovviamente, tutta la gestione organizzativa e il supporto ai clienti”.

 

Cosa ha portato al poker come modello di business? E quale può essere la prospettiva temporale del business stesso? Il Totocalcio ha retto diversi decenni, Lotto ed Enalotto - pur in calando - sono ancora in pista: è prevedibile che il poker abbia il loro stesso ciclo di vita e, nel caso, quali possono essere i fattori influenzanti del cambiamento?

 

Come altri servizi offerti attraverso i nuovi media digitali, il mercato del poker online è ancora troppo giovane per poter fare previsioni di lungo periodo. Si tratta di una realtà molto diversa da Totocalcio, Lotto ed Enalotto, che per anni hanno costruito gran parte del loro successo sul facile sensazionalismo generato da montepremi miliardari. Il poker non è una scommessa o una lotteria; il giocatore di poker online è consapevole di quello che fa, si affida alla sua abilità, controlla il rapporto tra quanto investe e quanto guadagna. In poche parole gioca per divertirsi e per vincere. E’ una formula tanto semplice quanto capace di garantire che il fenomeno non sarà una moda passeggera, ma un trend in continua crescita, soprattutto se accoppiato ad altri giochi: noi stiamo preparando il lancio del Backgammon e del Blackjack in forma di torneo”.

 

In una fase di recessione quale quella che stiamo vivendo, il prodotto venduto, ovvero il poker e i giochi di abilità, non rischia di avere un’accezione negativa, percepita come una sorta di rifugio per fuggire la realtà? Con quali argomenti contrastare, eventualmente, questa impressione?

 

Il gioco è una delle più antiche attività umane, che permette alle persone di confrontarsi con l’intangibile mondo della sorte e del destino. In momenti di incertezza, come l’attuale, i giochi di sorte sono più uno sfogo, un piccolo momento di vertigine nel grigio della quotidianità. Chi gioca ad una lotteria è ben consapevole di avere poche probabilità di vincita ma lo fa ugualmente, perché anche un piccolo sogno quotidiano fa bene.

Ma il futuro sarà sempre di più nel settore dei giochi di abilità, dove il piacere del gioco, la possibilità di vincere un premio è legato ad un mix straordinario di abilità e un po’ di fortuna. Dove, come nella vita di tutti i giorni, bisogna saper fare la scelta giusta, consapevoli che l’imprevisto è dietro l’angolo. E non bisogna dimenticare che il gioco è un fenomenale acceleratore di relazioni sociali”.

Commenti   (Inserisci un commento)

L'ultimo pezzo è una vergogna: accelleratore di relazioni sociali? ...sfogo? andatelo a dire alle famiglie distrutte dai giocatori che si sono mangiati via TUTTO

ci sono volte in cui il ruolo di giornalista è diverso da quello di commentatore, e si rivela ingrato. in questo frangente, si è trattato di dare spazio alle dichiarazioni di una persona - nello specifico, l'intervistato - che ha detto la propria su un argomento di cui è parte in causa (e non certo super partes). non è corretto approvare o stroncare a priori un'affermazione: fa parte del dare la notizia. che, appunto, nasce per essere commentata, dibattuta ed, eventualmente, stroncata. per quanto mi riguarda, non penso che 'il gioco sia un fenomenale acceleratore di relazioni sociali', tutt'altro.
in quanto giornalista, se dovessi fare un'intervista in cui il mio interlocutore dichiara testualmente quanto sopra, beh, non sarebbe corretto tagliare in quanto non d'accordo. se dovessi scrivere un editoriale in base alla dichiarazione, invece, le cose sarebbero diverse: avrei uno spunto da approvare o da confutare. e potrei tirare in ballo, se fossi chiamato a farlo, la problematica della schiavitù da gioco, a mo' di eventuale e doveroso controaltare.

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