Connessioni / Next / Search / Sicurezza / Social
Analisi semantica per capire i social network (e sfruttarli)
Software che “comprendono” gli interventi sui blog, i forum e nelle aree social, ricavano gli umori, le opinioni su prodotti e servizi. Il tutto per collocare la pubblicità pertinente o ricavare suggerimenti su come cambiare un prodotto o promuoverlo. E se i “rischi” per chi frequenta la rete diventassero troppi?
Leggo sempre i comunicati stampa di Expert System (che si autodefinisce azienda di Semantic Intelligence) perché mi affascina la loro fiducia (e l’efficacia delle idee che applicano) nelle macchine e nei programmi software capaci di “comprendere” la semantica, anche prima che il Web semantico o i motori di ricerca semantici fossero oggetto di discorsi e analisi così diffuse.
Ora l’azienda di Modena annuncia con (comprensibile) orgoglio di aver venduto alcuni prodotti e servizi a Neighborhood America. Quest’ultima si occupa di realizzare social network per le aziende: in sostanza aree dove far parlare clienti e/o utenti di prodotti e servizi, che si scambiano idee e consigli e promuovono il marchio. E magari fanno emergere idee per innovazioni o nuovi prodotti o migliorie da apportare a quelli esistenti. Oppure critiche anche pesanti e difetti cui porre rimedio. Insomma, un buon social network commerciale (e non solo commerciale, in effetti) è una fonte di preziosi dati e informazioni.
Quel che fanno i sistemi di Expert System dovrebbe essere proprio ricavare, dalle voci di una rete di questo tipo, informazioni utilizzabili per prendere decisioni di business.
Come dicono in Expert System, un software come Cogito Monitor, tiene sotto controllo automatico i post di un social network, analizza e produce in tempo reale rapporti sulle opininioni e gli umori espressi da utenti e visitatori.
Un risultato immediato di analisi di questo tipo, si ottiene, grazie anche all’altro software Cogito Semantic Advertiser, che dovrebbe collocare in modo automatico la pubblicità pertinente sulle pagine: “indaga sui contenuti dei testi e ne comprende il senso, evitando così errori nell’erogazione della pubblicità”.
Indubbiamente un modo efficace per estrarre valore dai social network.
D’altra parte, qualche brivido tutto ciò cominicia a procurarcelo, no?
Insomma è l’idea che quel che si scrive in forum, blog e aree di discussione dedicate sia scandagliato e analizzato e che produca conclusioni su quali comportamenti potremmo tenere, o quali opinioni abbiamo e come potremmo agire in conseguenza e che sia sfruttato dalle aziende, o magari dalle polizie.
Un frammento di preoccupazione che fa parte del quadro orami ben noto delle minacce alla privacy. E che è stato raccontato, fra gli altri, da Stephen Baker (giornalista di BusinessWeek) in un libro uscito in estate: The Numerati (Houghton Mifflin Company; qui la recensione del New York Times. Uno dei capitoli (“Blogger”) è proprio dedicato agli sforzi fatti dai maghi dei numeri che hanno escogitato delle “formule di identità” per decodificare i comportamenti di tutti noi (come consumatori, elettori, pazienti, lavoratori, amanti) nei social network.
Foto:flickr/luiginter





1 cassius
il 07/11/2008 alle 15:40
l'idea sembra buona. sarebbe interessante leggere una prova su strada del prodotto...
2 Phyber
il 07/11/2008 alle 16:49
Concetto interessante, anche lasciandosi andare all'immaginazione. Nel rapporto uomo - macchina - calcolatore pensante, quel che non riesce mai ad essere interpretato, compreso e anche sintetizzato è un aspetto umano che nessuna macchina potrà mai replicare o interpretare: l'imprevedibilità, e quel cambiare idea, l'essere spesso meravigliosamente incoerenti.
3 Luigi Gavazzi
il 07/11/2008 alle 18:02
A me il tutto, in effetti, affascina molto; anche se d'altra parte mi preoccupa. Anche per altri fattori, oltre che per quello della privacy,
Per non dilungarmi, nell'articolo ho lasciato perdere il legame fra questo tipo di analisi e l'uso dello storytelling come metodo di marketing e di management: che spesso si manifesta in modo non strutturato, con interruzioni, riprese, a frammenti.
(http://blog.mytech.it/2008/10/storyte...)
Esattamente quello che avviene nei gruppi di discussione, nei forum, sui social network, nei blog: e a questo le aziende possono attingere e possono usarlo. L'User generated content come creazione di "storie" a beneficio delle imprese...