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Il Web 2.0 secondo Al Gore

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Scritto da Piero Babudro

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L’ex numero due alla Casa Bianca parla di Rete, ambiente e futuro del pianeta. Argomenti forti che non evitano l’effetto-sermone

 

Tecnologie pulite, start-up e crisi economica, Facebook che acquista Twitter, MySpace che costruisce un lettore già definito iPod killer, cloud computing. Queste le parole chiave dell’edizione 2008 di Web 2.0 Summit, almeno a una prima veloce lettura. A unire i singoli argomenti è senz’altro l’idea di un Web maturo che si interfaccia col mondo cogliendone sfumature e problematiche. 

Web meets World” era il tema scelto dagli organizzatori, paventando in qualche modo una sorta di coesistenza (se non di fusione) tra due mondi –l’online e l’offline – che tutto sommato finora si sono mossi parallelamente, ognuno con le sue pratiche e le sue regole.

Lo scenario è cambiato e anche piuttosto in fretta. L’ecosistema 2.0 è intervenuto rivoluzionando filiere produttive, sistemi di scambio e condivisione sociale, modi di costruire rapporti collettivi. Si parte dalle elezioni Presidenziali e si finisce con il blog di un’associazione o di un comitato: nel mezzo un arcobaleno di soluzioni e progetti che riscrivono il senso stesso del Web nel mondo e trasformano la Rete e i media sociali da semplici piattaforme tecnologiche a strumenti concreti di intervento nel reale.

In molti si sono accorti di questa rivoluzione (in atto non da oggi, a voler essere precisi) ed è normale che, mentre il 2.0 attecchisce, si perfeziona, entra in relazione con l’esterno ci sia chi vuole accreditarsi nel ruolo di traghettatore ufficiale. O anche solo di testimonial ufficiale del cambiamento.

È il caso di Al Gore, che venerdì ha chiuso i lavori parlando di ruolo del web nel creare una nuova coscienza collettiva, emergenza ambientale, riscaldamento globale e futuro eco-sostenibile. Temi importantissimi e “di moda”, che hanno finito per strappare a Tim O’Reilly – uno degli organizzatori – una battuta a metà tra la presa in giro bonaria e il caustico: “Chi poteva immaginare che lei fosse anche il guru del Web 2.0, oltre che del global warming?”

Al Gore è un uomo poliedrico. Numero due alla Casa Bianca durante la presidenza di Bill Clinton, premio Oscar con il suo “An inconvenient Truth”, premio Nobel per la Pace nel 2007, imprenditore, scrittore, presidente di Current TV. È anche membro del Consiglio di amministrazione di Apple e senior advisor di Google. 

Avrebbe potuto limitarsi a parlare in qualità di uomo pubblico, condividendo con la platea il suo pensiero o quello delle aziende per cui lavora. Ha scelto di andare oltre, optando per il ruolo di ambasciatore (autoeletto) del 2.0 e utilizzando questo pulpito per mandare precisi segnali alla nuova classe dirigente americana, Barack Obama in testa. A San Francisco ha detto che la Rete può essere un ottimo strumento per combattere l’innalzamento delle temperature, senza però fornire esempi pratici. Ha fuso assieme politica, ambiente e hi-tech invitando a investire nella produzione di elettricità da fonti rinnovabili. Ha parlato di automobili elettriche. Ha detto che il Web non è una questione per appassionati ma nasconde un preciso scopo sociale.

Ha parlato di Reti e mondo reale, interpretando alla perfezione il senso ultimo del Summit e tracciando allo stesso tempo prospettive e rotta futura di un meeting che, d’ora in avanti, non è difficile immaginare sempre più interessato a dare il suo contributo alla costruzione di una Società 2.0. Pazienza se nel farlo ha interpretato ancora una volta il ruolo del predicatore.   


 

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