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La crisi di Revver

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Scritto da Nicola Battista

Un anno fa distribuiva un milione di dollari ai realizzatori di video, alla faccia di YouTube. Oggi attraversa una strana crisi; vediamo perché

Era solo il 2007 quando Revver.com faceva parlare di sé per aver distribuito il primo milione di dollari ai fornitori dei propri contenuti video.

Su una scala decisamente inferiore a quella in cui si muoveva e si muove tuttora YouTube, Revver era riuscito a mostrarsi diverso dagli altri e con la possibilità di acquisire a breve una leadership nel nascente mercato del video online e dei contenuti “user-generated”, se non altro per la combinazione di alcuni elementi:

  • la mancanza di problemi di copyright che assilano da sempre YouTube (in Revver il materiale è filtrato e visionato prima della pubblicazione; per cui un brano musicale o un frammento video non autorizzato e non giustificabile come “fair use” non vengono semplicemente messi online)
  • la maggiore qualità dei filmati (oggi, però, YouTube consente upload da 1 Giga mentre Revver è rimasto alla vecchia soglia dei 100 Mb)
  • l’aver messo in piedi un sistema di retribuzione dei contenuti basato su spot pubblicati in genere al termine dei filmati.

Oggi, se il punto 1) resta valido e il secondo come abbiamo visto vede decisamente YouTube in vantaggio, per il terzo punto si sono venuti a creare seri problemi dalla scorsa estate in poi.

La radice del problema è a febbraio 2008, quando Revver, non proprio in ottime acque, viene acquisito da Live Universe.

In estate si verificano ritardi in alcuni pagamenti agli uploader: in pratica si arriva al punto in cui i pagamenti del periodo che termina a giugno, previsti per il mese di agosto vengono rinviati di settimana in settimana e restano in sospeso per mesi. Nel frattempo il sito - che pure non macina soldi come prima e nei cui video sono ora inclusi link a Google AdSense che rendono solo una frazione di centesimo a clic per chi carica materiale - continua a crescere sia come contenuti che come numero di visite. Generando ulteriori proventi per i fornitori e quindi facendo lievitare il debito già esistente dal mese di agosto.

A fine novembre siamo ormai al panico: i forum di Revver.com sono pieni di messaggi di protesta, di tentativi di organizzare iniziative legali o altro quantomeno per scuotere la proprietà, che nel frattempo si dimentica persino di pagare i dipendenti. Per alcuni giorni nello stesso mese Revver è down o ha altri problemi tecnici (come lo “stat lag”, i ritardi nella pubblicazione di alcune statistiche) e nessuno fa niente per risolverli. la preoccupazione di molti è data anche dal fatto che Live Universe ha acquisito altre società tra cui una di nome Peerflix, e che si sono verificate esattamente le stesse situazioni in altre ditte gestite da LU. Il debito verso i “revveriani” è discreto: si stima in almeno centomila dollari; un paio di utenti asseriscono di vantare crediti di circa ventimila dollari a testa.

Mentre scriviamo, finalmente, pare sia la volta buona: i primi denari (sempre quelli di agosto) vengono messi in pagamento via Paypal per inizio dicembre. Le statistiche tornano a funzionare e si scopre che sì, molti video che sembravano “fermi” stanno in realtà avendo nuovi spettatori e incassando - potenzialmente - qualche altro soldino.

Ci si può solo augurare che non sia un fatto isolato, ma la luce alla fine di un brutto tunnel in cui un gioiellino come Revver si è ritrovato non si sa neanche bene come, in pochi, terribili mesi di cattiva gestione.

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