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Genova Hub: la città sbarca su MySpace

e-democracy genova italia.it myspace social network

Scritto da Piero Babudro

Il social network cittadino voluto dal Comune non va molto oltre l’effetto-vetrina. Ma per il nostro Paese è già un enorme passo in avanti

 

A poco più di 24 ore dal lancio di Genova Hub si può tentare un primo, provvisorio bilancio. I numeri dell’iniziativa di Comune e MySpace Italia per portare le istituzioni della Lanterna sul social network di Fox Interactive Media sono da post-esordio: 145 friends in tutto, cifra che fa testo fino a un certo punto perché destinata a crescere nelle prossime settimane. 

Le reti sociali – online come offline – hanno bisogno del loro tempo per carburare e affermarsi. Così, in attesa che la piazza virtuale degli amici “de Zena” cresca e si consolidi, si punta tutto sul rappresentare la città da un punto di vista istituzionale. Vengono proposti contenuti, appuntamenti, riflessioni sul territorio e già si cominciano a raccogliere i primi feedback da parte degli utenti. C’è chi si lamenta dei disagi provocati da antifurti e sirene anti-intrusione e chi invece ne approfitta per un po’ di visibilità, come le decine di giovani artisti più o meno autogestiti che non hanno perso occasione per segnalare eventi culturali, concerti, iniziative di pubblico interesse.

Quanto all’approccio generale all’iniziativa forse sarebbe stato più saggio evitare termini roboanti come l’”e-democracy” di cui hanno parlato gli organizzatori. 

E questo non perchè si vuole essere puntigliosi a tutti i costi, ma perché è un concetto talmente vasto da risultare in questo caso un po’ fuorviante. Sebbene di democrazia digitale si sia detto tutto e il contrario di tutto, generalmente si intende l’utilizzo di tecnologie Ict per agevolare la partecipazione della società civile a scelte politiche e istituzionali, spesso tramite strumenti molto più concreti di una bacheca dove segnalare un concerto o un reading. 

Basta visitare E-Democracy.org (principale rappresentante della categoria) per rendersi conto che il compito principale di una piattaforma di democrazia diretta è ridurre gli anelli della filiera politica, alimentando dibattito e discussione, contribuendo a modificare l’agenda politica, sottoponendo temi di stretta attualità e, se possibile, esercitando una certa pressione in occasione di elezioni o consultazioni pubbliche. Se poi vogliamo allacciare il nostro ragionamento a quello più ampio di e-government, andrebbero ricordati i servizi al cittadino, la possibilità di accedere a modulistica online e tante altre facilitazioni per la comunità. Senza contare che le reti sociali online potrebbero, con opportuni accorgimenti, essere degli ottimi strumenti per agevolare la partecipazione della cittadinanza alla politica locale, da prese di posizione su un intervento urbanistico ad altre scelte importanti per la collettività. Il bilancio partecipativo, per dire, ma anche qualsiasi altra iniziativa che richiede una base allargata di consenso e partecipazione.

Senza interattività - nel senso più diretto del termine – il rischio, non solo per Genova Hub, è quello di dar vita a un derivato “social” di un portale di informazioni turistiche. Oppure di disperdere questo potenziale in piattaforme che non comunicano tra loro. È un caso se sul portale dell’Assessorato al Turismo del Comune di Genova non si parla della partnership con MySpace? Oppure è un’informazione destinata a comparire solo quando (e se) Genova Hub riscuoterà i primi successi?

Molto probabilmente manca ancora una regia unica a livello di comunicazione e nuove tecnologie. D’altronde in Italia siamo ancora all’anno zero dei new media. Tuttavia il dato positivo c’è. In un Paese come il nostro, dove ancora echeggiano le polemiche per gli sprechi collegati al portale Italia.it, era importantissimo dimostrare fattibilità e rilevanza di progetti web istituzionali a costi relativamente contenuti, in sinergia pubblico-privato e con un certo know-how alle spalle.

In questo senso Genova, da sempre uno dei laboratori politici più attivi nel nostro Paese, il giorno dopo l’esordio ha già vinto la sfida più importante di tutte. Esserci, e partecipare con cognizione di causa a quel grande discorso sociale che è il web.     


 

Commenti   (Inserisci un commento)

Trovo le osservazioni di Piero Babudro molto azzeccate ed equilibrate.
siamo come HUD al secondo giorno di vita e credo che un po' di carburazione ci voglia anche da parte degli utenti che piu' che dire CIAO CIAO possono e spero vorranno intanto interagire con i nostri spazi di FORUM gia' presenti sull'HUB e magari proporre argomenti di cui dibattere.. non e' e.democracy ma e' una prova generale che speriamo di strutturare al meglio con lo sviluppo delle relazioni on line.
Si tratta di un grande sforzo per il Comune di genova poiche' implica un cambio molto importante di prostettiva ed in questo sta un po' di innovazione che speriamo dia i suoi frutti
Quanto ai "rapporti" con i siti istituzionali.. dateci solo il tempo di attivarli.. non e' cosi' banale ma lo faremo perche' ci crediamo
Francesco Bollorino
Consulente per la citta' digitale del Comune di Genova

Aggiungo che la NON onerosita' del progetto puo' e deve rappresentare un modello: GENOVA HUB non ha costi zero per il Comune nella misura in cui le donne e gli uomini che lavorano nell'Amministarzione sono coinvolti e danno il loro fondamentale contributo ma a costi in rapporto con la visibilta' ridicoli rispetto ad altri progetti molto troppo autoreferenziali.
Credo che siccome abbiamo ben in mente cio' che potremo andare a fare che chi ci ha cosi' cotesemente seguito in questo avvio ci possa tra qualche mese di nuovo valutare credo con eguale corretto occhio critico ma sono certo con riconoscimento del percorso ora abbozzato e in futuro meglio esplicitato..

Buongiorno,
la ringrazio di essere intervenuto nel dibattito. Come ho ribadito nell’articolo, la sfida principale voi l’avete già vinta. Dimostrare che le istituzioni possono trovare nel web un nuovo modo per rapportarsi alla cittadinanza, senza dar vita a mostri che costano milioni di euro e non producono quasi nulla. Ora rimangono molte cose da fare per portare a regime il nuovo Hub, perché è chiaro che al secondo giorno di attività non si può pretendere che tutti gli ingranaggi siano perfettamente oliati.
Oltre alla questione prettamente “materiale”, c’è anche un discorso di mentalità: il cambio di prospettiva e l’innovazione cui lei giustamente fa riferimento. Il punto di arrivo, secondo me, dovrebbero essere portali cittadini omnicomprensivi, dove il cittadino può interloquire con le istituzioni tramite social network o simili ma anche, banalmente (ma non troppo), pagare una multa, una bolletta, essere sempre informato sul bilancio cittadino, trovare i verbali delle sedute del consiglio comunale, mandare una mail al sindaco o agli assessori ecc ecc.
È chiaro che l’Italia deve fare molta strada per arrivare a un ipotetico sito web di questo tipo. Da qualche parte bisognava partire e non è un caso se la prima città italiana a farlo è stata Genova. Paradossalmente, non lo ha fatto la Milano dell’Expo: ma questo lo dico non per fare classifiche o distinzioni. Mi serve solo per ribadire il mio concetto di Genova come importante laboratorio politico del Paese. Ultimamente ho letto sul Secolo XIX che molti consiglieri provinciali e regionali liguri (di maggioranza e opposizione) hanno un loro profilo su Facebook, per dire. La cosa non può che far piacere, come concreto mezzo per ridurre la distanza, oggi abissale, tra istituzioni e cittadini..
Quanto a me, seguirò con moltissimo interesse lo sviluppo della vostra iniziativa, che sono certo avrà importanti seguiti e sviluppi.
A presto, Piero.

condivido le sue parole.. mi piacerebbe lo aggiungo che fosse un dialogo a piu' voci se siamo solo noi.. finisce per essere un peccato.. ma intanto le cose restano li' scritte e non e' un male.
Procediamo con ordine:
il processo di integrazione di funzioni web 2.0 nei siti tradizionali e' ovviamente nei nostri progetti ma come si puo' immaginare e' un processo ne' semplice ne' rapidissimo ma credo che qualche risultato si potra' vedere nei prossimi mesi.
Intanto spero che la piattaforma che abbiamo sviluppato su MYSPACE decolli ma noin dipende SOLO da noi ma anche dalla voglia che avranno gli utenti di interagire... per ora vedo solo "saluti" e pochi messaggi diretti e nessun intervento a commento dei pezzi che abbiamo messo on line.. ma siamo solo all'inizio e credo occorra un po' di tempo per passare dalal semplice presenzaad uan partecipazione attiva a cui mi pare molti non sono poi abituati.. ma ache qui aspettiamo a vedere che accade.
Considero questo un esperimento nella misura in cui e' "un oggetto informatico" che possiamo e credo dovremo far evolvere nel tempo.. ma intanto c'e' funziona e mi pare sia gia' un po' conosciuto... anche grazie a persone come Lei che ne hanno parlato in rete

credo altresi' che solo passando da luoghi dove la "gente" c'e' sia possibile costruire qualcosa di veramente interattivo senza aspettare che le persone arrivino andando in qualche maniera a cercare.
Riguardo a Facebook lo trovo un mezzo che ha nella rapidita' il suo miglior pregio e nella quasi totale mancanza di contenuti il suo maggior difetto.. e' un mezzo per creare reti di persone ma mi pare meno potente di myspace come potenzialita' di strumento per veicolare e condividere contenuti...

Ciao, andrei oltre la questione meramente tecnologica in merito agli strumenti del web 2.0 oggi disponibili.
In effetti, se di mutazione 2.0 si può parlare, ciò ha più a che fare con la percezione del mondo che i cittadini - reali o virtuali, ormai non sussiste differenza - hanno.
In pratica, se si vuole fare un sito informativo del comune allora può bastare una normale piattaforma html e successivi. Se l'istituzione vuole entrare a far parte del mondo 2.0 deve mettere in conto in partenza la cessione di una quota di potere, rappresentatività ed egemonia sul dibattito in merito alla gestione del territorio. Devolvendo tutto ciò in termini di partecipazione ed allargamento dei diritti di cittadinanza.
Chi è chiamato dal sindaco o è stato eletto in consiglio comunale deve sapere, varando progetti di questo genere, che la propria rappresentanza non costituisce un riferimento globale di chi vive nei territori ma solo di una parte. L'altra parte, nella complessità crescente che è caratteristica strutturale nella nostra società, crea e sviluppa autonomamente i propri riferimenti proprio perchè il dibattito nei partiti non la contempla.
Auspicherei che proprio su questa linea di margine il progetto 2.0 del comune di Genova dia i suoi effetti.
Altrimenti si tratta solamente di appropriazione indebita ed uso improprio di strumenti che hanno ben altra origine filosofica.
Lancio la riflessione alla sfera pubblica istituzionale perchè mi sembra che nella realtà politica e sociale sia proprio quella la più carente in questo dibattito.

Buon lavoro.

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