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Le major: mai più processi ai pirati del peer to peer

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Scritto da Giulio Boresa

Decisione storica negli Usa, da parte di Riaa. Sollievo da una parte e preoccupazione dall’altra, per gli utenti: i discografici faranno accordi con i provider per disconnetterli da Internet

La Riaa (associazione dei discografici Usa) ha fatto una svolta storica nella battaglia al peer to peer: ha dichiarato che smetterà di fare causa agli utenti. Significa ammettere che questa strategia del terrore ha fallito, il peer to peer continua ad aumentare; forse addirittura, sospettano alcuni, è stata controproducente, oltre che molto costosa, perché ha reso i discografici invisi ai loro potenziali clienti. Via libera al peer to peer, quindi? Calma. Per prima cosa, è una decisione solo della Riaa, non riguarda i produttori di software, giochi, film (i quali comunque non erano aggressivi come la Riaa con le denunce).

È inoltre una svolta che riguarda solo gli Usa. Infine, c’è un rovescio della medaglia: la Riaa annuncia che colpirà gli utenti in modo più sofisticato, tramite accordi con i provider (alcuni hanno già aderito, dice il Wall Street Journal, ma non si sa quali siano). Il meccanismo è lo stesso che la Francia intendeva adottare e che la Comunità Europea ha bocciato: se la Riaa scopre che un utente condivide opere protette da diritto d’autore, avvisa il suo provider. Il quale avvisa a sua volta l’utente. In caso di recidiva, può far scattare una misura: per esempio la riduzione della velocità di download o addirittura l’annullamento del contratto e l’impossibilità di connettersi al web (non si sa se questo potrebbe valere solo con il provider in questione o in generale per qualsiasi accesso Internet, per un periodo di tempo).

Ci sono molti punti di domanda, ma già montano le polemiche, dello stesso tenore di quelle che ci sono state in Europa. I provider non dovrebbero essere tutori dell’ordine di Internet- dice Eff (Electronic frontier foundation). E altri si chiedono se togliere la connessione a internet non sia una violazione dei diritti civili. L’Unione Europea ha bloccato il provvedimento Sarkozy proprio per questo motivo: solo un giudice può allontanare l’utente dal web. «In Italia c’è un diverso scenario», spiega a MyTech Enzo Mazza, presidente Fimi (Federazione industria musicale italiana), «noi da sempre non denunciamo semplici utenti, ma solo grandi uploader, gestori di server e intermediari. E comunque con cause penali». Tutto l’opposto di quanto fatto finora da Riaa negli Usa, causando un diluvio di cause civili che si è ritorto contro gli stessi discografici.

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