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La mappa della blogosfera
Presentato un modello di studio per ricostruire in 3D struttura e funzionamento delle reti sociali. Al centro dell’analisi, le comunità tematiche che “aggregano” blogger e lettori
Che forma hanno le reti sociali? Nessuna, verrebbe da dire. In quanto pura relazione, sono entità dinamiche in perpetuo cambiamento: fotografarle ci aiuta a capirle, ma solo fino a un certo punto. O meglio, possiamo anche intuirne la struttura, ma non sempre riusciamo a comprendere il loro funzionamento e le dinamiche che le reggono.
Una rete è grossomodo rappresentabile come un insieme di nodi e di linee di unione, e fin qui tutto bene. I problemi sorgono quando si vogliono studiare relazioni personali, rapporti tra individui e gruppi, o anche solo le conversazioni all’interno di un network umano. I fattori di cui tener conto sono molti: i soggetti coinvolti sono interdipendenti, mutevoli, contraddittori. Oltre alle modalità di passaggio del segnale (il messaggio) vanno considerati valori condivisi, temi, contenuto, contesto, e come la stessa conversazione sia in grado di modificare questi fattori. Per non parlare poi delle persone coinvolte, che hanno una loro popolarità e quindi diversa capacità di orientare la conversazione, incidendo su opinioni e giudizi al pari di un qualsiasi opinionista. Banalmente, se un articolo o un video online viene citato e ripreso da un A-list blog è più probabile che venga letto da un gran numero di internauti, anche a prescindere dalla rilevanza dei contenuti proposti. Al contrario, una riflessione - per quanto interessante - scritta da un anonimo blogger è destinata (salvo rare eccezioni) a vegetare nell’oblio del web.
Un tema spinoso, insomma, che non manca di dare vita a suggestioni e teorie, dal marketing alla sociologia, dall’informatica alla politica. Proprio l’avvento di un presidente come Barack Obama, che proprio grazie al 2.0 ha costruito parte del suo successo, porta oggi l’America a interrogarsi sullo stato attuale delle reti sociali e sulle loro prospettive.
Una delle iniziative più recenti porta la firma di Morningside Analytics, fondata a New York nel 2007 per occuparsi di analisi delle reti sociali, e riguarda il rapporto tra blogosfera e conversazioni online.
Il modello presentato nei giorni scorsi, durante uno degli incontri promossi dal Center for American Progress, è una mappa tridimensionale del mondo dei blog costruita con l’intento di superare i metodi quantitativi e gerarchici alla base del concetto di ranking e sostituirli con un’analisi più raffinata. Oltre alla rilevanza della singola fonte viene ricostruita la formazione di comunità e cluster emergenti di blogger e lettori attorno a informazioni e argomenti, utilizzando un metodo che sinteticamente si può definire come un mix tra studio del traffico e dei link, analisi semantica dei contenuti e del contesto.
Scherzosamente, gli autori l’hanno già definita la “risonanza magnetica” dell’intelligenza collettiva, perché – proprio come accade in medicina – il funzionamento della mente (in questo caso, della blogosfera) viene studiato a partire dall’attivazione e dal percorso dei flussi di comunicazione entro determinate aree.
Secondo gli ideatori, questa nuova tecnica di mappatura restituisce la rilevanza di temi e argomenti, consente di tracciare percorso e ciclo di vita di una notizia, permette di capire l’agenda di lettori-elettori. Ma il modello si spinge oltre: riesce a individuare i singoli aspetti di una notizia che fanno più presa sul pubblico, ricostruisce le relazioni tra blog che appartengono a una delle diverse comunità tematiche. Permette di capire - all’interno di una conversazione - ruolo e peso dei partecipanti e loro propensione a citare una fonte o un’altra, dal semplice articolo fino a uno spot elettorale caricato su YouTube.
Si tratta di uno dei primi (concreti) tentativi di superare di slancio il concetto di audience e capire come si comunica nel 2.0 a prescindere dai grandi intermediari che oggi veicolano e filtrano il passaggio di informazioni in Rete, da Technorati a Google News. Il mosaico ottenuto, una sorta di mappa cerebrale delle web-pulsazioni, è ancora molto lontano dal potersi considerare definitivo. Tuttavia è certo che, da qui in avanti, analisti e addetti ai lavori si adopereranno con maggiori energie per produrre modelli sempre più efficienti e precisi.
I campi di applicazione possono essere molteplici, dalla teoria pura fino al marketing (politico e non). Il rischio, che in futuro questi strumenti vengano utilizzati per meri fini di persuasione. Un conto è studiare le reti sociali per capirne meglio dinamiche e relazioni, altra cosa invece è cercare di trovare nuovi modi per orientarne il pensiero e gli atteggiamenti. Avrebbe un che di subliminale e, quindi, potenzialmente pericoloso.





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