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Google - Mozilla, ci eravamo tanto amati
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Scritto da
Guido Sintoni
Il Ceo di Mozilla, John Lilly, parla dei rapporti con Google: non più idilliaci come un tempo, anche se non certo compromessi. L’oggetto del contendere - o meglio, del navigare, è Chrome. E Mountain View rischia di essere troppo piccola per tutti e due…
“Buoni e ragionevoli”: questi sono i rapporti di Mozilla con Google, stando alle parole del Chief Executive Officer
John Lilly. Che, a ben vedere, non riesce più di tanto a nascondere con un buon uso della diplomazia il malcontento che serpeggia in quel di
Mountain View, sponda Mozilla Foundation: “Ma mentirei se dicessi che le cose non si stanno complicando”.
Il responsabile di cotanto gelo - non è fuori luogo paragonarlo a una sorta di crisi del settimo anno, pur con un bel po’ di anticipo - si chiama
Chrome: il browser Web di Big G, sorto dal nulla e già uscito dalla beta, è per
Firefox 3 più un cugino di secondo grado che un fratello con cui andare d’amore e d’accordo. Senza dimenticare il
terzo incomodo: Microsoft. Che, con Explorer 8, sembra
inseguire sul piano delle prestazioni pure, ma che pur sempre detiene una quota di mercato tale da fare impallidire la concorrenza.
Le parole di Lily non fanno altro che confermarlo: “E’ un bel periodo per gli utenti dei browser Web. C’è molta più gente che vi mette mano ora rispetto al passato. E non penso che quello che dice Dean [Hachamovitch, General Manager per Internet Explorer, ndR] su JavaScript sia condivisibile”. Insomma, Firefox si guarda alle spalle e prosegue sulla propria strada.
Che passa per usare il browser a mo’ di piattaforma per le
Rich Internet Applications attraverso un
motore JavaScript sempre più veloce (plug-in, no grazie, per capirci: con buona pace di Microsoft, ben poco interessata alla cosa tanto che i
benchmark sono tra Explorer 8 e le versioni precedenti, non verso i concorrenti di casa Google e Mozilla). “Html e
JavaScript - sostiene Lilly - sono i linguaggi del Web”. Senza ovviamente tralasciare l’ascesa in termini di quota di mercato: “A questo punto,
un utente su cinque usa Firefox per navigare su Internet. Ne siamo orgogliosi: quando abbiamo lanciato Firefox 1.0, quattro anni fa, ci sembrava un’impresa impossibile”.
Ma per Mozilla la situazione non è così rosea: quasi il 90% dei
profitti - circa 60 milioni di dollari nel 2007 - deriva da Google, con cui ha stretto vari accordi, l’ultimo dei quali risale allo scorso agosto. Un paio di esempi? Google paga Mozilla per essere il motore di ricerca di default del browser Web e per i
click-through sulle pubblicità posizionate nei risultati delle ricerche. Come andrà a finire ora che Big G sembra remare decisa verso la propria creatura? “Sta a Google cercare il miglior business per se stessa - commenta Lilly - ed uno dei modi per farlo può essere lo sviluppo del software. Le aziende possono
cooperare in certe aree e
competere in altre: noi cooperiamo con Google perché pensiamo che i motori di ricerca siano un punto d’entrata cruciale per il Web, e Google è attualmente il miglior motore di ricerca per il Web”.
Ramoscello d’ulivo o tregua armata? “Vorremmo rimanere sul Web - conclude Lilly - per cinquanta o anche cento anni. Il nostro accordo triennale con Google è il più lungo che abbiamo mai siglato: si tratta di una prospettiva a lungo termine, e per questo non c’è nessuna urgenza a breve. Ma nei prossimi tre anni possiamo continuare a proporre nuovi prodotti e ricercare nuovi percorsi per conseguire profitto”. Difficile non pensare al capolavoro di Sergio Leone e chiedersi chi, tra Firefox e Chrome, sia l’
uomo con la pistola e chi quello
con il fucile: d’altronde, in palio non c’è forse un
pugno di dollari?
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