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JPG Magazine chiude i battenti
E’ crisi nera anche per gli esperimenti più innovativi di informazione online. Dopo due anni di vita, fallisce il progetto editoriale della bella rivista tenuta in piedi da una nutrita community di appassionati
Se il 2008 è stato l’anno della profonda depressione per la carta stampata, il 2009 non inizia di certo all’insegna dell’ottimismo. Soprattutto se la crisi arriva a colpire anche uno dei migliori esperimenti avviati online negli ultimi anni. Parliamo della scomparsa di JPG Magazine, progetto di “reader generated magazine“, spesso preso a modello da molti dinosauri della carta stampata nei loro tentativi di transizione verso l’online.
JPG Magazine rappresentava infatti un ottimo esempio di crowdsourcing editoriale dalla natura radicalmente ibrida, in grado di investire diversi livelli:
- una rivista bimistrale su carta per pubblicare i migliori scatti condivisi dagli utenti (molti dei quali provenienti da Flickr) ed in grado di sostenere l’intero progetto editoriale grazie alla raccolta pubblicitaria;
- un sito web online con diverse funzionalità sociali ed interattive, complementari a quelle della rivista;
- un’appassionata community di utenti invitati a partecipare al progetto non solo condividendo le proprie fotografie, ma anche decidendo i temi e le notizie dei numeri in cantiere.
Nei suoi due anni di vita, JPG Magazine ha attirato l’attenzione di oltre 200.000 appassionati di fotografia, riuscendo a vendere (tra abbonamenti ed edicole) 50.000 copie a numero.
Il tutto con una redazione ridotta all’osso (una decina in tutto) e gran parte del lavoro editoriale svolto online dagli utenti.
La scommessa dei finanziatori (tra cui Halsey Minor, fondatore di Cnet) era radicale, ma ben fondata: per essere sostenibile, un progetto editoriale su carta deve avere costi bassi (di qui l’idea del crowdsourcing) ed essere in grado di attirare una community di appassionati online.
L’unico anello debole della catena era il modello di business: le entrate dipendevano interamente dalla raccolta pubblicitaria destinata al magazine. Il che, di questi tempi, non è proprio una scelta da far dormire sogni tranquilli, soprattutto per piccole realtà indipendenti.
Già lo scorso agosto, l’editore di JPG Magazine (8020 Media) aveva chiuso Everywhere Mag, progetto simile ma dedicato ai viaggi.
Ad ogni modo, c’è ancora qualche speranza che JPG Magazine possa rinascere dalle proprie ceneri. TechCrunch parla dell’arrivo di nuovi potenziali investitori entro la settimana ed è già stato lanciato un sito www.savejpg.com in cui gli utenti stanno discutendo su come salvare la “loro” rivista. Anche questo è web 2.0.





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