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NYTimes: non solo news, ma dati manipolabili dai lettori

api bbc daylife media 2.0 new york times widget

Scritto da Guglielmo Rubini

NYT Developer

Il quotidiano statunitense sperimenta nuove modalità per far circolare le informazioni contenute nei suoi vasti archivi. Per andare oltre la centralità della “pagina vista” e aprirsi al web del futuro. In cui gli utenti vorranno non solo leggere le notizie, ma anche remixarle e condividerle dove meglio credono

Già sapete che il NYTimes.com è un’impareggiabile fonte di notizie ed informazioni. Ora però è diventato anche una fonte primaria di dati. Perché limitarsi a leggere le notizie quando puoi anche ‘manipolarle’?”. Con questa domanda - niente affatto retorica - si apre la sezione Times Developer Network, l’angolo del quotidiano statunitense dedicato allo sviluppo di nuovi strumenti per distribuire notizie ed informazioni.

Di recente hanno fatto capolino alcune API aperte che permettono di accedere e mixare a proprio piacimento diversi set di informazioni strutturate. E’ così possibile tracciare i finanziamenti della campagna elettorale o consultare tutte le recensioni dei film pubblicate dal NyTimes. Ora è stata lanciata una nuova API dedicata ai membri del Congresso, attraverso cui è possibile seguire tutte le attività di chi è stato eletto in Camera e Senato.

Al di là dell’interesse specifico delle singole API (destinate comunque ad un pubblico di sviluppatori), si tratta comunque di una mossa coraggiosa e destinata a fare strada. In linea con quanto ha scritto il blog Read/Write Web di recente: “Al centro del web prossimo venturo non ci saranno più le pagine, ma i dati e la loro manipolazione, offrendo un mondo di possibilità che pochi di noi potevano immaginare fino a pochi anni fa”.

L’apertura delle API non rappresenta solo una nuova modalità per distribuire meglio i propri contenuti (così come è stato per i feed Rss, che di fatto restano ancora una tecnologia centralizzata). Ma è anche un modo per permettere agli utenti di “giocare” e remixare le informazioni, magari dando vita a nuove interfacce e servizi (sotto forma di widget, ad esempio), non necessariamente controllati dall’alto.

Fino ad ora solo i grandi del web, tra cui i motori di ricerca e i principali servizi 2.0 (Flickr, Facebook, Wikipedia, Amazon), stanno sperimentando seriamente con le API.

Sono davvero poche, invece, le media company che hanno mosso qualche passo in questa direzione. Ci sono stati alcuni timidi tentativi da parte di Daylife, Bbc e Cbs, rispetto a cui però il New York Times sembra essere molto più avanti. E su questa strada si sta muovendo anche NPR (la storica radio pubblica statunitense), secondo cui i fornitori di contenuti devono fare presto ad aprire le API per “permettere agli utenti di effettuare mash-up da condividere con le nuove audience direttamente nei luoghi in cui queste si muovono”.

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