Connessioni / Next / Search / Sicurezza / Social
Google, quando Docs fa rima con spam
Spamhaus, una delle organizzazioni più attive nella lotta allo spam, punta il dito contro Google Docs, accusato di essere un distributore automatico di link-spazzatura. Da Big G la promessa di agire. Ma un sistema potrebbe già esserci
Da qualche mese Google Docs sembra essere diventato una corsia preferenziale per gli spammer: nonostante gli sforzi di Big G, pare proprio che la situazione non sia migliorata. Anzi, secondo Spamhaus, proprio grazie ai servizi online erogati, Google sarebbe diventato il quarto maggiore distributore al mondo di messaggi spazzatura.
La notizia, ripresa dall’autorevole Security Fix - il blog del Washington Post sulla sicurezza informatica firmato da Brian Krebs, uno dei più quotati giornalisti informatici a stelle e strisce - ha fatto in breve il giro del mondo. Il tutto mentre Big G scalava una posizione, attestandosi al terzo posto nella classifica preparata da Spamhaus. Che, per ribadire il concetto, sottolineava attraverso il proprio Cio Richard Cox come “Google è nella top ten da varie settimane”. Va tuttavia sottolineato che nella lista di questa settimana preparata da Spamhaus, Google non compare.
Insomma, per Google non è un bellissimo periodo, almeno su questo fronte. Ma anche i vari Microsoft e Yahoo non navigano in buone acque: è difficile ipotizzare che un filtro antispam, sia di un provider che di un client di posta, possa tagliare a cuor leggero le mail provenienti da questi tre domini. Non è un caso, infatti, che nella lista di Spamhaus compaiano, o siano comparsi a più riprese, i concorrenti di Google.
Ovviamente, il mal comune non costituisce mezzo gaudio né per Google né per gli altri: anzi, per Big G, il problema più pressante non è costituito dalla posta elettronica. “Gli spammer sono abili - commenta Cox - nel manipolare i documenti prodotti con Google Docs“. Il metodo di attacco è noto: su Docs è possibile (ed è il suo punto di forza in chiave collaborativa, a ben vedere) condividere un documento con altri utenti mediante un semplice link che, quando aperto, “può indirizzare verso siti Web gestiti da spammer”.
“E’ difficile catturare l’attenzione di Google in questo senso - è il j’accuse di Cox - al contrario di Microsoft, che si è attivata concretamente per evitare reindirizzamenti di questo tipo. Non sappiamo come Microsoft abbia agito in concreto, ma i loro metodi stanno funzionando. Con Google non siamo stati così fortunati”.
Big G non è rimasta ad ascoltare, e ha risposto con un comunicato: “Lo spam è un problema di tutti gli utenti su Internet, e ci stiamo impegnando per cancellare gli account che violano le nostre policy in materia. Siamo a conoscenza del problema su Google Docs e abbiamo già preparato miglioramenti per minimizzare l’impatto del problema”. Il sistema sulla carta più semplice potrebbe essere quello del blocco dei redirect, mentre un approccio più sofisticato è suggerito dallo stesso Cox.
“Si potrebbe confrontare l’indirizzo cui corrisponde in reindirizzamento con una blacklist quale la Spamhaus Block List. Servizi specifici quali Tiny Url completerebbero poi l’opera, bloccando gli indirizzi che puntano a domini nella lista nera, eliminando il problema”. Qualcuno ha già preso nota a Mountain View?





Ancora nessun commento.