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I 25 blog che valgono di più
24/7 Wall Street ha stimato il valore “million dollar blog”, ovvero gli (ex)blog diventati piccoli colossi editoriali. Crescono i siti generalisti (Gawker, Huffington Post), mentre la crisi si fa sentire tra quelli specializzati in tecnologia: in un anno TechCrunch ha perso oltre 10 milioni di dollari
Sono 25, tutti statunitensi e il loro valore oscilla tra 1 milione di dollari di VentureBeat e i 170 milioni del network Gawker. Nati come progetti indipendenti ora sono diventati piccoli colossi editoriali. E per la loro capacità di attirare utenti e pubblicità fanno sempre più gola ai grandi conglemerati dei media. Non a caso due dei blog che si trovavano nella classifica dell’anno scorso (Paid Content e Ars Technica) sono stati acquistati da Guardian e Wired.
A realizzare la classifica è 24/7 Wall Street (compagnia specializzata in news finanziare online). Il calcolo non è preciso, ma la valutazione si avvicina abbastanza alla realtà: per ogni blog o network viene moltiplicato il traffico per il CPM (insieme ad altri fattori).
Ecco la top-ten di quest’anno:
1. Gawker Properties — $170 milioni.
2. Huffington Post — $90 milioni.
3. The Drudge Report — $48 milioni.
4. Perez Hilton — $32 milioni.
5. Sugar, Inc — $27 milioni.
6. TechCrunch — $25 milioni.
7. MacRumors — $21 milioni.
8. SeekingAlpha — $11 milioni.
9. GigaOm — $9.5 milioni.
10. Politico — $8.7 milioni.
MediaMemo ha fatto quache confronto con la classifica dello scorso anno ed ha notato “perdite” consistenti di cui, soprattutto tra le truppe hi-tech. Mentre sembrano resistere solo quelli a vocazione generalista.
Se Gawker e Huffington Post (quest’ultimo anche grazie all’exploit elettorale) hanno guadagnato terreno, blog storici come TechCrunch, Mashable hanno visto scendere di molto il loro valore: il primo ha perso oltre 10 milioni di dollari, il secondo oltre il 75% (da 10 milioni a 2,5 milioni di dollari). Stesso discorso per Boing Boing (passato da 8 a 3,6 milioni), ReadWrite Web (da 5 a 3,4 milioni di dollari), MacRumors (da 85 a 21 milioni). Il motivo? Presto detto: la crisi economica (e la riduzione dei budget pubblicitari) non sta toccando solo la carta stampata, ma tutti i settori editoriali, dal New York Times ai più piccoli network di informazione online.





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