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Proposta Carlucci, all’attacco di web e pirati

leggi pirateria

Scritto da Giulio Boresa

E’ pubblica la proposta di legge della parlamentare di Forza Italia e già fioccano polemiche. A rischio internet così come la conosciamo

Si presenta con il vestito della lotta alla pedofilia, ma parla soprattutto di diritto d’autore e avanza soluzioni mai viste prima, che sfidano il diritto comunitario: è finalmente uscita alla luce del sole la proposta di legge di Gabriella Carlucci (FI), pubblicata sul suo blog. Tra i primi critici, l’avvocato Guido Scorza che tra l’altro fa una scoperta: tra gli autori del documento pubblicato figura l’Univideo (Unione degli editori audio-video italiani), il che la dice lunga sull’ispirazione della proposta di legge.

Per sommi capi, vuole abolire l’anonimato sul web (in ogni sito o software online, da Flickr a YouTube ai blog al peer to peer) e far ricadere le responsabilità, di eventuali reati commessi dagli utenti, su portali e su operatori. Per questi aspetti, ricorda altre due norme (forse) in arrivo: quella relativa al Comitato anti pirateria (di cui ora si sa che il padre è il parlamentare Luca Barbareschi) e quella d’Alia sull’apologia di reato.

Che cosa hanno in comune questi tentativi di imporre nuove regole, più stringenti, alla vita del web? Vogliono introdurre una maggiore legalità in internet appesantendo le responsabilità di vari soggetti; in altre parole, facendo di tutto per trovare un colpevole da affidare alla giustizia per ciò che di illecito accade (o si presume accada) sul web. Di qui la lotta all’anonimato, le nuove responsabilità sulle figure dei mediatori tra utenti e i contenuti internet (operatori e portali). Se queste proposte diventassero legge, annienterebbero internet così come la conosciamo.

Portali e operatori chiuderebbero in Italia: sarebbe il solo modo per evitare responsabilità, poiché non potrebbero vigilare a priori su quello che fanno gli utenti, impedendo loro di commettere illeciti. Scenario al momento fantapolitico, perché ci sono leggi comunitarie a difesa degli attuali equilibri di internet; ma anche perché le proposte contengono lacune giuridiche che le rendono inattuabili (non viene detto come l’utente possa non essere anonimo: certo non basta che scriva il suo nome e cognome sotto un post per risalire all’autore). Non vuol dire però che tutto finirà con un nulla di fatto: l’intenzione dei legislatori è chiara e prima o poi potrebbe portare a norme attuabili, in grado di cambiare internet pur iscrivendosi nei paletti della giurisprudenza comunitaria.

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