Connessioni / Next / Search / Sicurezza / Social
Web: tra mancanza di privacy e troppa ‘leggerezza’
Succede di perdere il lavoro a causa di ciò che abbiamo pubblicato in Rete. Problema di privacy o di approccio al mezzo?
Siamo tutti a parlare di privacy. Bisogna tutelare i diritti sacrosanti degli internauti. Evitare che la ‘traccia digitale’ – l’insieme di dati che disseminiamo qua e là per il web – possa essere utilizzata in modo illecito. Abbiamo paura del Grande Fratello 2.0; non l’ennesimo reality, ma una sorta di mostro di orwelliana memoria in grado di spiare ogni nostro singolo log in.
E facciamo bene, perchè il pericolo è concreto. Poi però siamo i primi a farci prendere nel vortice del ‘digital lifestyle’ e pubblichiamo di tutto, parlando con leggerezza di argomenti privati. Spesso, inoltre, ci concediamo delle leggerezze impensabili e finiamo col fare degli autogol clamorosi. In America c’è chi parla già di ‘idiozia da Internet’ e fa degli esempi concreti per introdurci a questo nuovo concetto 2.0.
Kimberley Swann, sedicenne impiegata presso la Ivell Marketing & Logistics, scrive su Facebook che il suo lavoro è noioso: licenziata nel giro di due giorni. Senza voler entrare nel merito della decisione dell’azienda, ci limitiamo a una considerazione: in un momento in cui cresce l’interesse delle aziende per la reputazione online, non è proprio il massimo confidare a tutti di essere stufi del proprio lavoro usando Facebook.
Il brutto è che non si tratta di casi isolati: negli Stati Uniti una professoressa ha perso il lavoro dopo aver definito un ‘ghetto’ il posto in cui lavora. Ma tra i casi meno eclatanti c’è James Andrews, direttore di Ketchum Interactive, messo alla gogna dopo aver parlato male di Memphis su Twitter. “Morirei all’idea di vivere qui”, aveva scritto. Da qui una serie lunghissima di accuse di intolleranza e superficialità. Una di queste è venuta da FedEx, il cliente che lui avrebbe dovuto incontrare proprio a Memphis.
Insomma, la privacy è morta. Casi come questo ce lo ricordano ogni giorno. Quello su cui però non ci fermiamo a riflettere è che a uccidere la privacy online sono innanzitutto i nostri comportamenti.





1 Tutoriais
il 27/03/2012 alle 10:38
The next time I read a weblog, I hope that it doesnt disappoint me as much as this one. I imply, I do know it was my option to learn, however I really thought youd have something fascinating to say. All I hear is a bunch of whining about something that you could fix for those who werent too busy looking for attention.