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Reporters Sans Frontières: ecco chi sono i nemici di Internet

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Scritto da Guglielmo Rubini

Nuovo rapporto dell’organizzazione che lotta per la libertà di espressione nel mondo. Rispetto agli scorsi anni, alla lista dei soliti noti si sono aggiunti anche 12 paesi sotto sorveglianza, tra cui anche molti stati democratici

Anche a costo di essere ripetitiva, fa bene Reporters sans frontières a ricordarci ogni anno che la rete non è più quella terra di libertà che avevano ideato i suoi fondatori. Ci sono i (soliti) paesi che si confermano “nemici di Internet“: le immancabili Cina e Cuba; la ricca Arabia Saudita, ma anche Egitto, Iran, Siria e Tunisia in Medio Oriente; Birmania, Vietnam, Corea del Nord e Vietnam nell’Estremo Oriente; Turkmenistan e Uzbekistan nel continente asiatico. Ma anche alcune insospettabili novità.

DEMOCRAZIE SOTTO SORVEGLIANZA

Nell’ultimo rapporto rilasciato da RsF (qui in versione pdf) in occasione della Giornata mondiale contro la cybercensura, RsF punta il dito anche contro 12 paesi, tra cui molte democrazie avanzate, che ora sono state simbolicamente messe “sotto sorveglianza”.  C’è ad esempio l’Australia, che lo scorso anno ha avviato test per restringere le libertà digitali: ogni Isp potrà fornire solo due connessioni per ogni utenza domestica, una per adulti, un’altra per i bambini; ed entrambe sono monitorate e filtrate da agenzie governative. Il tutto in nome della lotta al terrorismo.
Diverso, invece, il discorso per la Sud Corea che se da una parte resta un grande laboratorio per l’innovazioni online (soprattutto sul fronte mobile), negli ultimi mesi si è segnalata in negativo per l’arresto di un blogger colpevole di aver attentato alla “credibilità della nazione”, pubblicando notizie finanziare riservate.

VIDEO DELLA GIORNATA CONTRO LA CYBERCENSURA


12 mars - Journée mondiale contre la cybercensure
Caricato da rsf_internet


CONTROLLO DAL BASSO

Altro fenomeno analizzato nel rapporto è l’emergere delle forme di censura decentralizzata. Gli esperti di RsF fanno l’esempio della Cina, dove il governo notoriamente paga i blogger e studenti per fini propagandistici e di “moderazione”. O ancora l’Iran, dove il regime finanzia un’armata di blog conservatori per controbattere a quelli riformisti. Anche durante la recente guerra contro Gaza, centinaia di blogger israeliani hanno “bombardato internet con i punti di vista dello stato ebraico”, fa notare RsF.

E L’ITALIA?

A leggere il rapporto, viene spontaneo chiedersi se presto anche l’Italia si ritroverà in compagnia di Australia e Sud Corea. In effetti non si tratta di un’ipotesi tanto remota: nel caso in cui andassero in porto provvedimenti come quello Carlucci (che in nome della lotta alla pedofilia, vorrebbe proibire ogni forma di anonimato), entreremmo di diritto nella lista dei nemici di Internet.

 

 

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