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Quale futuro per le news?

2.0 giornalismo informazione web

Scritto da Piero Babudro

Un po’ la crisi, un po’ la rivoluzione tecnologia e sociale imposta dal web. Se lo chiedono in tanti: come sarà il giornalismo tra qualche anno? O meglio, ci sarà ancora il giornalismo, così come lo intendiamo oggi?

Va bene concentrarsi sull’online. Va bene anche cercare nuovi modelli di business. E poi? Il mondo dell’informazione sta mutando radicalmente, anche e soprattutto da una prospettiva sociologica. Non è solo una questione di tecnologie che cambiano, così come non è solo una questione di ruoli professionali o di differenti prospettive da cui guardare al mondo.

Testate e network stanno progressivamente perdendo il loro ruolo privilegiato di interprete della realtà, a favore di una moltitudine di soggetti a vario titolo capaci di incarnarlo più velocemente, senza ‘filtri’ di nessun tipo, e spesso meglio. Una questione che spesso i mezzi tradizionali descrivono come un pericolo, come un problema che riguarda tutti noi. E invece riguarda solo loro, e non certo il lettore. Che anzi, dopo un po’ di pratica in Rete, scopre di avere a portata di mano molte più informazioni e molte più notizie interessanti. Basta un buon aggregatore Rss e tanta curiosità, e allora sì che si inizia a decifrare il mondo. Davvero.

Tanti editori tradizionali hanno compreso in ritardo le sfide (di canale, di contenuto e di fruizione) imposte dai nuovi media e oggi sono costretti a giocare di rincorsa. C’è chi, come il New York Times, tenta di fare da aggregatore, chi invece corre a chiudere l’edizione cartacea per passare al web, chi si concentra sull’informazione iperlocale, chi invece prova a dar vita a iniziative dal basso.

Va tutto bene, però non basta. Da qui a pochi anni l’industria dell’informazione potrebbe essere un mix di:

1 – poche testate tradizionali sopravvissute, radicalmente modificate dall’avvento del 2.0;
2 – media commerciali di dimensioni molto contenute;
3 – organi di informazione gestiti su base volontaria; 
4 – non-profit della notizia o citizen journalism;
5 – una moltitudine di individui connessi in Rete.

Quanto alla produzione e alla diffusione delle news in sé, possiamo pensare a un ruolo più attivo di aziende e istituzioni che, incoraggiate a partecipare alla discussione collettiva in Rete, potrebbero decidere, all’occorrenza, di bypassare i giornalisti e di dialogare direttamente con clienti, partner, stakeholder. 
Il giornalista classico potrebbe perdere anche il monopolio del commento alla notizia: blogger, professionisti ed esperti, infatti, hanno già in mano tutti gli strumenti (non ultimo il know-how e la capacità critica) per diventare opinion leader, con buona pace dell’editorialista ‘classico’, sempre più destinato a parlare a una nicchia. 
La nuova fabbrica 2.0 delle news vede già oggi nella distribuzione di contenuti il suo anello più forte: forum, gruppi di discussione, social bookmarking, microblogging, t-log e digital lifestream, da un certo punto di vista, possono essere la prova generale di un nuovo modello distributivo, con tutto quello che ne può derivare anche dal punto di vista della rilevanza della notizia stessa. Una news sarà importante non perché pubblicata sulla prima pagina di un noto quotidiano, ma perché condivisa, segnalata e citata decine di migliaia di volte dai lettori. 

Questo nuovo ecosistema decentrato cela al suo interno tre incognite:  

1 – Il modello di revenue: l’advertising da solo non può fare da colonna portante. Giornali online a pagamento, non se ne parla nemmeno. Che abbia ragione Anderson quando parla di modelli ‘freemium’?
2 – Tutta una serie di notizie (pensiamo alle inchieste politiche, internazionali, giudiziarie) sono e restano di difficile ‘copertura’. Non solo per le competenze, ma soprattutto per i costi che comporta sostenerle. 
3 – Il lettore. Il suo ruolo è fondamentale all’interno della nuova catena di montaggio delle notizie. Passare da un modello in cui semplicemente si fa da cassa di risonanza a quanto scritto da altri, a un altro – in cui si è produttori a tutti gli effetti – sarà il passo decisivo per fare dell’informazione un esercizio di democrazia collettiva. 

 


Commenti   (Inserisci un commento)

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