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Google vuole il tuo Profile
Cosa si nasconde dietro la nuova funzionalità di profilo personale di Google? Davvero conviene vendere l’anima al Faust di Mountain View (che così può seriamente rivaleggiare con Facebook)? Meglio andarci cauti…
La lusinga (che suona anche come una minaccia) è semplice: se mi cedi tutti i tuoi dati - chi sei, cosa fai, dove lavori, gli hobby, dove sei cresciuto, la scuola che hai frequentato, il telefono e l’indirizzo postale, i servizi 2.0 che utilizzi, la foto e finanche i “superpoteri” che pensi di avere (un po’ di ironia non guasta mai) - per gli altri sarà più facile contattarti e scoprire chi sei. E cioè, se compili con dovizia di particolari tutti i campi dei nuovi Google Profiles, ti offro una visibilità maggiore rispetto ai risultati che attualmente compaiono quando qualcuno lancia una ricerca con il tuo nome. Come spiega la stessa Google: “Maggiore è il numero di informazioni che fornisci, più facile sarà per i tuoi amici trovarti”.
Se non lo fai (e qui arriva la minaccia dal sapore faustiano) rischi di essere confuso con qualcun’altro o - peggio ancora - che tra i primi risultati compaiano risultati di cui non vai molto fiero. In fondo, sono il punto di riferimento per milioni di utenti che ogni giorno cercano informazioni su altre persone. E ora ti offro la possibilità di decidere cosa far vedere agli altri, come farti identificare e contattare meglio.
Con tutti questi profili, io-Google inizio finalmente a crearmi un social-network tutto mio e così arrestare la corsa degli altri concorrenti (ormai se si vuole sapere “chi è” una persona si fa prima a spulciare sul suo profilo di Facebook, no?).
Ma soprattutto - osserva qualche paranoico della privacy - Google potrà finalmente arrivare a chiudere il cerchio: associare un nome e un volto univoco alle tante informazioni che già possiede sul nostro conto (ricerche effettuate, mail, fonti di informazioni preferite, video condivisi su YouTube etc). E così poter rivendere agli inserzionisti pubblicitari informazioni sempre più “profilate” e “mirate” (in versione “anonima”, si intende).
Paura, eh? Ricordate Epic 2015?





1 antonio manuel ciiampi
il 23/04/2009 alle 09:03
Ma il grande fratello (docet)sul futuro della nostra società inutile tentare di restare anonimi o di nascondere, nella società dl futuro, ma già oggi siamo destinati a risiedere nelle infinite memorie dei gestori della rete e non solo.Il vero guaio è stato proprio la possibilità di memorizzare un'infinità di dati, a questo punto nasce ed è grave un problema di privacy, poichè l'incrocio e lo studio di queste memorie la violano seriamente a mio giudizio.Poi altro problema è l'obbligo se vuioi usufruire di certe cose il dover per forzacompilare i form, dovrebbe essere a scelta dell'interessato. Ma è una bataglia persa inpartenza combattere per il rispetto della privacy, intercettazioni telefoniche sono un'altro grave esempio.