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Banda larga mobile, senza frequenze rischio saturazione
Paradosso: gli operatori hanno bisogno di nuovo spettro per la banda larga mobile, come ricordato ora anche dal rapporto Caio e noto da tempo agli esperti. Eppure disertano la gara di Ipse
Non è arrivata nessuna offerta dai quattro operatori mobili per le frequenze 3G perdute dal defunto Ipse. La prima fase dell’asta indetta dal Ministero dello Sviluppo economico è stata quindi un flop; per ogni blocco di frequenza era prevista un’offerta minima di 495 milioni di euro. Si vedrà nella seconda tornata di offerte (con scadenza 4 giugno). E ora l’importo minimo è stato fissato a 88,781 milioni. Si ricordi che Ipse quelle frequenze, con la licenza, le pagò circa 6 miliardi di lire nel 2000 e non le ha mai sfruttate. Insomma, se fosse su eBay il Ministero dovrebbe scrivere che si vendono come nuove…
Facezie a parte, quest’asta fino a pochi mesi fa avrebbe forse riscosso maggiore interesse. Si pensi ai tanti giri di rialzi che ha avuto l’asta WiMax. Ma adesso sono proprio cambiati i tempi: gli operatori non sono disposti a sborsare mezzo miliardo e quindi il Ministero alla fine si dovrà accontentare di meno.
Il clima economico è tale, quindi, da scoraggiare gli operatori a investire in qualcosa di cui pure hanno bisogno. Ed è qui il paradosso. Il rapporto Caio l’ha ricordato di recente: la banda larga mobile italiana- si legge- ha bisogno di un’urgente iniezione di frequenze, per alimentare e sostenere il boom degli utenti che si connettono. Nel 2012, la previsione è che ci saranno 9 milioni di connessioni banda larga mobile in Italia, +38 per cento dal 2009. In Europa, ce ne saranno di più solo nel Regno Unito. L’Italia, insomma, è in una buona posizione per fare bene nella banda larga mobile, laddove finora ha deluso nelle classifiche europee per la banda larga fissa. E’ la nostra occasione di riscatto, sul fronte della diffusione della banda larga. Le tariffe Umts/Hspa, si dirà, non sono buone quanto quelle Adsl, soprattutto per quanto riguarda il tetto di dati inclusi; è vero, ma stanno migliorando: presto con 3 Italia sarà possibile avere 300 ore al mese con 19 euro. Il limite è sempre più la banda larga reale sottostante, da suddividere tra gli operatori. Per quella serve, tra le altre cose, più spettro. Le frequenze Ipse daranno una boccata d’ossigeno ma la vera souzione potrà venire- esorta Caio- dall’assegnazione agli operatori mobili delle frequenze liberate con il passaggio al digitale terrestre.





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