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Google Wave, primi dubbi e reazioni (negative)
Solo Google riesce a far andare in visibilio la rete senza un prodotto che nemmeno esiste. Ma qualcuno inizia ad avanzare le prime perplessità su usabilità e strategie. E c’è chi si chiede: e si trattasse solo di vaporware?
Doveva essere il giorno di Bing, della rivincita di Microsoft nel settore dei motori di ricerca. E invece… ancora una volta Google è stato capace di calamitare l’attenzione di stampa e blogger, mandandoli in visibilio. Con un prodotto che tra l’altro nemmeno esiste. E che già inizia a far nascere qualche dubbio tra diversi osservatori online.
TechCrunch sottolinea come la scelta di annunciate il prodotto nel giorno di Bing non sia stata affatto casuale, anzi… fin troppo premeditata.
La webzine Technologizer avanza dubbi più circonstanziati: non sarà che Wave è solo vaporware? Se si ha il tempo (e la pazienza) di guardare tutto questo video, si potrà notare come il servizio sia ancora pieno di bachi e ben lontano dall’essere pronto per il rilascio. Tanto più che la convergenza di mille-e-una funzionalità sembra non appartenere alla cultura di un’azienda che punta sempre al minimalismo.
Ci va giù più pesante GigaOm che parla di arroganza da parte di Google: ha presentato un prodotto di cui non sono affatto chiare le strategie. Alle domande: “ci sarà pubblicità?”, “con chi volete entrare in competizione”, “non sarebbe meglio…”, non si è ottenuta nessuna risposta. Segno che la presentazione di ieri era pensata più per stuzzicare il buzz online, che che per presentare un prodotto effettivamente pronto. Anche perché, scrive GigaOm, Google ha una lunga tradizione di prodotti presentati in pompa magna e poi dismessi.
Good Morning Silicon Valley si dice perplesso per l’information-overload che Wave potrà scatenare nelle nostre vite digitali: ma siamo sicuri che gli utenti vogliono sempre far sapere cosa stanno pensando/scrivendo ai propri contatti?
Fast Company elenca invece cinque motivi per essere terrorizzati da Google Wave, tra cui la possibilità che alla fine si riveli sono un instant messaging evoluto: non farà altro che distrarci e far diventare più prolisse le conversazioni. E poi davvero a tutti i nostri collaboratori interessa vedere ogni modifica fatta ad un testo condiviso?
Anche il giornalista Scott Rosenberg critica le scelte di user-experience: davvero abbiamo bisogno di un’interfaccia così ridondante? No.





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