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Niente anonimato per i blogger in Inghilterra
Fa discutere una sentenza di un giudice inglese secondo cui i blogger non hanno nessun diritto alla copertura in quanto la loro attività è da considerarsi “pubblica”
Mentre in Italia fa molto discutere l’articolo del ddl intercettazioni che prevede l’obbligo di rettifica per i blog (da leggere questo commento di Giornalismo d’Altri che propone un’annotazione al posto della rettifica - nel frattempo è partita anche una petizione per bloccare la norma al Senato), dall’Inghilterra arriva una sentenza destinata a creare un importante precedente per la libertà di espressione online.
Un giudice della Corte Suprema ha dato ragione al quotidiano The Times che, dopo un lungo lavoro investigativo, aveva rivelato l’identità dell’autore di NightJack (ora sospeso), blog anonimo che aveva attirato milioni di visitatori (e vinto anche un Orwell Prize) per le sue indiscrezioni su diversi fatti di attualità. L’autore del blog era un ufficiale di polizia che avrebbe abusato della sua posizione per rivelare indiscrezioni sulle indagini in corso.
Ma al di là della vicenda NightJack, a far discutere è soprattutto la motivazione data nella sentenza: “Non c’è nessun motivo per restare anonimi perché il blogging è un’attività pubblica e non privata“, ha spiegato il giudice.
Si tratta di un precedente importante, in quanto per la prima volta in un paese occidentale viene sancito che i blogger non hanno diritto all’anonimato. Un diritto già negato nei paesi con legislazioni oscurantiste per il web (in Cina sono detenuti diversi blogger, spesso identificati grazie alle “spifferate” di giganti occidentali come Google e Yahoo).
Facile aspettarsi che nei prossimi anni le responsabilità di chi pubblica contenuti online saranno sempre più regolamentate, per i motivi più diversi. E non sempre sarà un bene per gli utenti: per quanto controverso, l’anonimato resta un fondamentale strumento per la libertà di espressione.





1 llewella
il 19/06/2009 alle 15:08
Hanno ragione i giudici, se un blog è aperto a tutti è quindi pubblico e se uno vuole dire tante cose al pubblico non ha da nascondersi, è giusto che non rimanga anonimo
2 guglielmo
il 19/06/2009 alle 17:21
beh, starei attento a generalizzare: come la mettiamo con chi vive in regimi oppressivi e magari può essere ingiustamente incriminato (come succede in Cina)?