Gentili utenti vi informiamo che il team di MyTech si è spostato sul canale Hitech & Scienza di Panorama.it

      non hai uno username? regìstrati   /   recupera la password

apple / google / microsoft

We Feel Fine e la felicità online

statistiche web2.0

Scritto da Guglielmo Rubini

Uno spettacolare servizio raccoglie da quattro anni le emozioni che pulsano in rete, incrociando milioni di parole-chiave pubblicate su blog, Twitter e altre pagine web. E non si tratta solo di un giochino, come dimostra uno studio scientifico pubblicato di recente

Felicità, tristezza, noia, euforia… Ogni giorno il web accumula milioni di confessioni, più o meno private o pubbliche, che riflettono lo stato d’animo dei suoi utenti. E’ possibile riuscire a fotografare queste emozioni, così come sognava l’economista irlandese Francis Edgeworth già nel 1881 (quando ebbe l’intuizione dell’edonometro). O, facendo un salto nei secoli, come ha promesso di recente Mark Zuckerberg (dicendo che vuole trasformare Facebook in un immenso “sentiment engine“)?

Tra utopie e promesse, c’è chi già ha intrapreso con successo questa strada. Jonathan Harris e Sep Kamvar hanno rilasciato nel 2005 “We Feel Fine“, con l’intenzione di raccogliere tutte le emozioni affidate alla blogosfera da milioni di utenti nel mondo. Isolando le frasi che iniziano con “I feel” e “I’m feeling”, sono riusciti a dar vita ad un immenso database delle emozioni online, tenendo conto di decine di variabili (località, genere, data, addirittura la situazione meteorologica).

We Feel Fine (2)

Proprio a partire da questo database un informatico e un matematico dell’Università del Vermont hanno realizzato un interessante studio pubblicato sull’ultimo numero del Journal of Happiness Studies. I due ricercatori sono riusciti a dimostrare che il giorno più felice degli ultimi quattro anni è stato il 4 novembre 2008 (elezione di Obama). Mentre quello più triste, lo scorso 25 Giugno (morte di Michael Jackson). Altro dato interessante: contrariamente a quello che si pensa, gli utenti più giovani sono anche quelli più propensi ad utilizzare un lessico più triste; mentre col crescere dell’età, aumenta la felicità.

L’analisi di Dodds e Danforth si basa su un sofisticato metodo di analisi che si applica con successo anche ai testi delle canzoni e i discorsi presidenziali (un po’ come ha fatto il Nytimes).

Come dire, l’edonometro è già qui da tempo, per quanto sia giusto sottolineare alcuni limiti: per ovvi motivi il campione di utenti monitorati non è indicativo di tutta la popolazione mondiale; sono prese in considerazione solo le frasi in lingua inglese; blog e Twitter non esauriscono affatto la sterminata galassia della “parte abitata della rete”.

Oltre alle visualizzazioni curate nei minimi particolari, We Feel Fine permette anche di giocare con diversi layout e variabili. E’ quello che gli ideatori chiamano “movimenti“.

Questa è il movimento “madness“: ciascuna micro-emozione è rappresentata come una particella immersa in una sterminata galassia.

We Feel Fine (1)

Ancora più efficace la modalità “montage” che prende in considerazione anche le fotografie pubblicate.

We Feel Fine (4)

Con la modalità “Mounds” si può monitorare il picco di “felicità” del 4 novembre 2008, giorno dell’elezione di Obama.

We Feel Fine (5)

Questa immagine fotografa invece lo stato d’animo della rete dello scorso 25 giugno, giorno della scomparsa di Michael Jackson.

We Feel Fine (6)

Commenti   (Inserisci un commento)

Ancora nessun commento.

Effettua il login