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Sveltopedia, l’enciclopedia in 140 caratteri

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Scritto da Guglielmo Rubini

Si presenta come una “Wikipedia in formato Twitter”. Definizioni fulminanti e ironiche, per un progetto tutto italiano. Che però non ha nulla a che vedere con l’enciclopedia di Jimmy Wales

Precario: “L’unica persona ad avere un futuro certo in tempo di crisi”. Carriera: “Percorso effettuato salendo sul carro del vincitore. Paparazzo: “Satellite spia del Vaticano”. Wanna Marchi: “Ma soprattutto Lire ed Euro”. Twitter: “Perché, se di cazzate se ne ascoltano tante, almeno siano brevi”. T9: “Software linguistico che sta scrivendo in questo momento”.

Sono alcune delle definizioni pubblicate su Sveltopedia, enciclopedia collaborativa per l’era degli Sms e di Twitter. Per ciascuna voce non si può superare,  il limite di 140 battute come sui più famosi servizi di microblogging. E i risultati spesso sono esilaranti.

Come spiega lo scrittore Giuseppe Genna (uno degli ideatori del progetto): “La scientificità di Sveltopedia è paragonabile a quella della Britannica, se solo la Britannica l’avessero stesa i Pink Floyd in determinati momenti”

Niente a che vedere quindi con Wikipedia. Piuttosto, il tentativo di dar vita a un archivio di definizioni argute e ironiche. Un po’ come avviene su Nonciclopedia, altra “enciclopedia parodistica” di culto, ma con il limite di 140 battute.

Per quanto siamo solo a 15 giorni dal lancio (e l’idea sia in larga parte azzeccata - anche grazie all’uso diffuso di strumenti di social-networking), il progetto deve ancora superare non pochi problemi tecnici e di usabilità. Con qualche dubbio di fondo: qual è lo scopo di Sveltopedia? Semplice divertimento? Tentativo di dar vita ad una community di micro-wikipedia? Riuscirà mai a raggiungere anche la platea di lingua inglese?

Ad ogni modo, simili progetti sono da apprezzare: dietro Sveltopedia (una volta tanto) c’è una realtà tutta italiana. Si tratta di Mikamai, web company con sede a Milano, Bologna, Bari e presto Londra.

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