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Wikipedia e il diritto all’oblio

privacy wikipedia

Scritto da Guglielmo Rubini

Due ex-condannati chiedono a Wikipedia di rimuovere le informazioni relative a un delitto compiuto anni fa. Così come prevede la legge tedesca. Ma c’è ancora spazio online per il diritto all’oblio?

Da una parte c’è il primo emendamento degli Stati Uniti, che garantisce la libertà di espressione al di sopra di qualsiasi altro diritto. Dall’altra la legge sulla privacy tedesca che protegge invece il diritto all’oblio: quando un cittadino ha scontato una pena, il suo nome non deve essere più associato al delitto compiuto anni prima.

In mezzo a questo corto circuito della giurisprudenza c’è Wikipedia e la richiesta ricevuta da due cittadini tedeschi (i fratellastri Manfred Lauber e Wolfgang Werlé che durante l’estate del 1990 avevano assassinato l’attore Walter Sedlmayr) di rimuovere i propri nomi dalla voce di Sedlmayr.

Dopo aver scontato la pena, i due si appellano infatti alla legge sulla privacy tedesca. Il che sarebbe anche condivisibile in un sistema dei media pre-Internet. Ma come imporre la norma tedesca ad una struttura sovra-nazionale come la rete? In questo modo non si va a ledere quel primato del diritto all’informazione che Wikipedia porta avanti con orgoglio da sempre?

E che dire poi dei tanti altri servizi (come Google) che stanno raccogliendo e memorizzando montagne di informazioni pubblicate online? E’ possibile imporre una rimozione dei contenuti a posteriori?

Il caso è senza dubbio destinato a far discutere. Il New York Times fa una bella rassegna di pareri contrapposti, citando alcuni episodi controversi avvenuti sulla stessa Wikipedia: mesi fa, per non mettere in pericolo la vita di un giornalista del Nytimes rapito in Pakistan, Jimmy Wales acconsentì a censurarne la voce. Come mai in quel caso non venne garantito il diritto all’informazione?

Delete by Viktor Mayer-SchonbergerAd ogni modo, da tempo diversi giuristi (Stefano Rodotà in primis) sollevano la spinosa questione del diritto all’oblio online e parlano di potenziale “gogna elettronica online“.

Dobbiamo davvero rassegnarci all’idea che Internet renda tutto trasparente e, per di più, non modificabile? Non sarebbe il caso di predisporre tecnologie e norme giuridiche che permettano ad ogni cittadino di gestire meglio la propria identità online, così come suggerisce Viktor Mayer-Schonberger in un saggio da poco pubblicato negli Stati Uniti (“Delete. The Virtue of forgetting in a Digital Age“)?.

P.S. Al di là del legittimo diritto di Manfred Lauber e Wolfgang Werlé di avvalersi su Wikipedia, viene da chiedersi se la scelta di chiedere la rimozione delle informazioni non si sia rilevata controproducente: ora ci sono anche centinaia di articoli (come questo) che parlano del loro passato.

 

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