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L’Italia sperimenta la banda larghissima
Operatori e Autorità tlc lavorano a una mini società della rete, per provare pregi e costi della banda larghissima. Altrove invece, Usa e Francia, si investono miliardi
Qualcosa si muove, verso il futuro della banda larga italiana, ma sono sempre mosse prudenti e un tentennare di iniziative, mentre i veri investimenti si fanno all’estero.
Così, da una parte arriva la delusione e si apprende che solo a “inizio 2010” saranno stanziati i milioni per la banda larga contro il digital divide. Dall’altra, arriva uno spiraglio: gli operatori, sotto l’egida dell’Authority Tlc, cominciano a mettere insieme le forze per l’Ngn (Next generation network). Sperimenteranno infatti, tramite una mini-società della rete, banda larghissima a fibra ottica a Trento.
E’ noto che l’Italia è il solo Paese europeo (con la Spagna, dove però ci sono già i 50 e i 100 Mbps) a non avere un piano statale per l’Ngn. C’è solo quello di Telecom Italia, piuttosto limitato rispetto a quanto previsto o già disponibile all’estero. Tutti gli esperti ripetono che serve una società della rete, con l’accordo dei vari operatori, PA e utility, per uscire dall’impasse e quindi questa mini società della rete è un primo passo avanti.
Peccato che all’estero vanno avanti con finanziamenti ben più massicci. E’ notizia di oggi i 2 miliardi di dollari che il governo Obama stanzierà contro il digital divide. In Francia emerge invece un piano da 4,5 miliardi per la banda larghissima.





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