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Lecito sequestrare siti che favoriscono la pirateria

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Scritto da Giulio Boresa

Arrivano le motivazioni della sentenza di Cassazione, sul sequestro di Pirate Bay. E’ lecito imporre ai provider di bloccare siti che minacciano il diritto d’autore. Negli ultimi mesi però lo scenario del file sharing è stato stravolto

Il giudice “può disporre il sequestro preventivo” di siti web che facilitano la violazione del diritto d’autore e i provider sono tenuti a ubbidire. Sono le motivazioni, finalmente disponibili, della sentenza di Cassazione che a settembre confermava il sequestro di Pirate Bay in Italia.

Applausi da Fimi (Federazione dell’industria musicale italiana): “In giorni nei quali si parla tanto di autoregolamentazione del web, la magistratura indica con chiarezza come ci si debba muovere per combattere l’illegalità in rete: applicando le leggi esistenti nel mondo reale anche al mondo del web senza arrendersi di fronte alla facile demagogia che internet sia senza regole e dove impunemente si possono violare le leggi”, ha commentato Enzo Mazza, Presidente di Fimi, che ha presentato la denuncia contro Pirate Bay.

D’ora in avanti sarà spianata la strada, in Italia, ai sequestri immediati di siti che ospitano link a opere pirata. Non solo siti torrent, quindi, ma anche (forse a maggior ragione) quelli che hanno link per il download diretto da Rapidshare, Megaupload e servizi simili.

Vita dura per il file sharing pirata, quindi? Non è detto, perché nel frattempo il panorama è mutato, nell’eterna corsa del gatto e del topo tra pirateria e diritto d’autore. Lo stesso Pirate Bay non è più lo stesso: ha spento i propri tracker (server che indirizzavano gli utenti ai file) e adesso è solo un motore di ricerca che si regge sui circuiti serverless e trackerless Dht, decentrati e criptati. I detentori di diritto d’autore dovranno fare altre battaglie, progbabilmente, per legittimare il sequesto di siti e server che non ospitano nemmeno più link al materiale pirata.

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