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Google e i pericoli per la rete, dopo la sentenza Vividown

google privacy video vividown youtube

Scritto da Guglielmo Rubini

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Davvero il web ora è sotto minaccia, come ha dichiarato ieri il colosso di Mountain View? In parte, ma il problema della privacy online richiede più responsabilità da parte di tutti. A cominciare da Google

La notizia della condanna di Google per il processo Vividown è rimbalzata presto in tutto il mondo. Le reazioni sono state per lo più allarmate, in linea con la posizione ufficiale di Google: “Ci troviamo difronte ad un attacco ai principi fondamentali di libertà sui quali è stata costruita internet”. 

Toni simili sono stati utilizzati anche dall’ambasciatore Usa in Italia, da politici nostrani e organizzazioni per la libertà d’informazione (Reporter Sans Frontières). Per non parlare delle reazioni più canzonatorie dei blog stranieri (TechCrunch: “Possiamo spiegare al giudice Magi cos’è YouTube?”).

PRUDENZA

Ma al di là delle reazioni a caldo, è bene ricordare che bisogna aspettare ancora 90 giorni per avere un quadro più chiaro della vicenda: tra tre mesi saranno infatti pubblicate le motivazioni della sentenza. E solo allora sarà possibile capire cosa c’è davvero in ballo. Per Google e per il futuro della rete.
Altro dato da tenere a mente: Google ha già annunciato che intende fare appello; non è affatto detto che dal secondo grado di giudizio arrivi un’altra condanna. Anzi.

NIENTE DIFFAMAZIONE

Il giudice di Milano ha condannato i tre dirigenti di Google solo per il reato di violazione della privacy. Gli imputati sono stati assolti invece per l’altro reato contestato dall’associazione Vividown: concorso in diffamazione. Si tratta di un aspetto non secondario. Se fosse arrivata anche una condanna per diffamazione, Google sarebbe stata equiparata a una testata giornalistica, ad un editore. E quindi, in base alle leggi per la stampa, avrebbe dovuto rispondere di questo reato per ogni contenuto pubblicato dagli utenti. Così non è stato ed è un bene non solo per Google, ma per qualsiasi fornitore di contenuti online, a cominciare dal blogger che gestisce un sito su un dominio personale e magari non può sempre controllare cosa scrivono gli utenti tra i commenti.

MA VIOLAZIONE DELLA PRIVACY

Il tribunale di Milano ha però stabilito il precedente giuridico (unico a livello internazionale) secondo cui chi offre un servizio online è penalmente responsabile della tutela della privacy. Il che vuol dire che se in un filmato di YouTube compare una persona (mettiamo un mio amico) che non ha dato l’autorizzazione (non solo a me, ma anche a Google) si tratta di violazione del diritto alla riservatezza. E così pure su Flickr: la foto di una festa può essere pubblicata solo se Yahoo! riceve il consenso di tutte le persone che vi compaiono.

PIU’ BUROCRAZIA

Per aggirare questa ulteriore responsabilità (che andrebbe ad ingolfare non poco l’attuale semplicità con cui si condivide una risorsa online), forse basterà che YouTube, Flickr, Facebook e gli altri servizi online si tutelino chiedendo all’utente prima dell’upload: “Hai ricevuto il consenso di tutte le persone coinvolte nel contenuto che stai pubblicando? Ti assumi tutte le responsabilità previste dalla legge sulla privacy?”. Solo un passaggio burocratico in più, insomma, e non un “attacco alla libertà digitali” come ieri hanno urlato tutti a caldo. Ma anche su questo punto, meglio restare prudenti e aspettare di leggere tutte le motivazioni della sentenza. 

SOLUZIONI TECNOLOGICHE

Ultima considerazione. Secondo i dati circolati ieri, il filmato con il ragazzo disabile molestato dai compagni di scuola è stato visualizzato 5500 volte. Tra i commenti arrivati nei due mesi in cui il filmato è rimasto online (circa 80), c’erano anche alcuni utenti che ne chiedevano la rimozione. Questi commenti sono rimasti del tutto inascoltati: il video è stato eliminato solo dopo la segnalazione formale dell’associazione ViviDown. E cioè quando ormai era già scoppiato il bubbone. Una negligenza che Google potrebbe superare migliorando gli strumenti di “segnalazione abuso” (ai tempi non era disponibile il pulsante che ora si trova su YouTube, né la funzionalità Safety Mode lanciata di recente) e potenziando il personale tenuto a valutare i potenziali abusi.
Perché la rete resti libera, serve certamente più responsabilità da parte degli utenti, ma anche più impegno da parte dei colossi del web. E’ meglio che siano Google, Facebook e gli altri ad assumersi questo compito, trovando soluzioni tecnologiche adeguate, senza aspettare che arrivino controversi provvedimenti giuridici.

Commenti   (Inserisci un commento)

Capisco che non sia facile controllare tutti i contenuti etc etc, ma porco cane, hai voluto la bicicletta? Ora pedali. Qualcuno vorrebbe la botte piena (milioni di visite, pubblicità etc.) e la moglie ubriaca (nessun problema di nessun tipo). Anni fa, su di un forum, sono stato più volte diffamato pesantemente. I moderatori non sono intervenuti, l'aministratore se n'è fregato altamente etc. Parliamo di un forum commerciale, che guadagna grazie alla pubblicità e alla vendita di prodotti.
Il caso del ragazzino disabile è mille volte più grave.
Mi fanno ridere queste cornacchie che starnazzano per la libertà d'informazione, come se le persone normali considerassero informazione queste troiate nate dalle menti malate di quattro dementi.
Francamente di certa porcheria che si vede e si legge sul web ne faccio volentieri a meno (e parlo con cognizione di causa, visto che ho speso anni della mia vita sul web).
I siti validi sono pochi e in genere hanno un contenuto tecnico. Il resto è davvero paccottaglia con un valore basso, nullo o addirittura negativo.
Piuttosto prendiamo in mano un bel romanzo dell'ottocento (o un ebook con lo stesso contenuto se vogliamo essere all'avanguardia e risparmiare spazio e carta) e mettiamoci a leggere qualcosa con un certo spessore culturale.
Se da un lato ideale è giusto difendere la libertà d'informazione, sarebbe meglio farlo per qualcosa per cui valga davvero la pena. Ci sono cose per cui vale la pena morire. Per una roba del genere non mi alzerei neanche dalla tazza del cesso.

disapprovo la condanna di google,la rete è libertà d'informazione e di contenuti,soltanto chi pubblica è responsabile dei contenuti,non certo chi offre un servizio di diffusione,per cui dal punto di vista del diritto esiste un'aberrazione nel condannare il fornitore,perchè allora non si condanna un conducente di autobus per associazione a delinquere quando trasporta un ricercato se pure ignaro di farlo e nell'impossibilità di controllare la fedina penale dei suoi trasportati???Poi sarebbe ora di finirla con l'ipocrisia tutta italiana sugli handycappati,ritengo che sia persone che meritano tutto il nostro rispetto e la ns. comprensione,ma sarà più grave diffondere un video che mostra un portatore di handycap deriso,oppure tutta quella gente che è in cassa integrazione o disoccupata e non riesce a cucire il pranzo con la cena?Di questo non s'indigna nessuno?Dobbiamo dimostrare il ns. "buonismo"soltanto per questi avvenimenti o cominciamo a diventare persone riflessive e cominciamo a nettere in discussione la deriva dei valori morali della ns. società?

La sentenza contro Google è scandalosa solo in una Banana Republic poteva accadere questo.

che vergogna ancora un po e per mettere il video su youtube sonno obbligati a chiederti il gruppo sanguigno.
ma invece di pensare a ste cazzatee inutili non potrebbero fare qualche cosa che aiuti ad aumentare l'economia o a preservare il pianeta?
che mondo malato

Beh ci sono forum in cui alcuni ospiti calunniano a piene mani, anche con accuse pesanti (Pedofilia, Insulti ai genitori e ai parenti, minacce di morte ecc.), mentre altri pur di imporre la loro opinione non si fanno scrupolo di attribuire agli altri aggettivi pesantissimi e nessuno fa nulla.
Se ci fosse un po' più di controllo non sarebbe poi tanto male perché in effetti l'eccesso di libertà sta sconfinando nell'anarchia, a tutto vantaggio di individui violenti e frustrati, che seppure limitatamente all'alveo virtuale, sono comunque in grado di fare danni come possiamo osservare.

Per quanto possa sembrare una cosa ingiusta, io sono d'accordo: bastonarne tre per educare tutti gli altri, perché garantisco al mille per mille che il sistema di sicurezza di youtube (e non solo) fa acqua da tutte le parti (la "vigilanza" sarebbe addirittura affidata a un sistema automatico e non a persone fisiche, quindi di male in peggio) e che gli abusi REGOLARMENTE SEGNALATI vengono presi in considerazione solo in casi estremi, ossia quando il fatto arriva in TV o sui giornali.

Dimenticavo una cosa importante: non è ancora stato provato nulla, si tratta di semplici voci di corridoio, ma ho sentito dire che questi troll sarebbero mandati dall'alto allo scopo di macchiare la reputazione dei siti (specie gli scomodi social network o siti hosting), sì da portarvi la censura: il loro sporco gioco consisterebbe nel fare apparire questi siti poco sicuri e di farli così chiudere... e noi poveri allocchi, senalandoli ai mass media, facciamo inconsapevolmente il loro gioco.

Ripeto: non so se sia verità o fantascienza, ma la cosa è verosimile e inquietante.

Dal commento di Marco :

perchè allora non si condanna un conducente di autobus per associazione a delinquere quando trasporta un ricercato se pure ignaro di farlo e nell'impossibilità di controllare la fedina penale dei suoi trasportati??? >>>> Se l'ipotetico autista fosse a conoscenza del delinquente che è a bordo e non lo denunciasse, ne diverrebbe complice a tutti gli effetti.

Idem dicasi per il moderatore che riceve una segnalazione e se ne sbatte altamente i c......i di prendere provvedimenti.

E poi libertà d'opinione non significa andare a diffamare il prossimo protetti dall'anonimato relativo di un PC) e col beneplacito di moderatori che non prendono provvedimenti, cose che accadono più frequentemente di quanto si pensi.

Chi scrive disapprovando la condanna di google evidentemente non è mai stato oggetto di cyber stalking e cyber bullismo, cosa che non vi auguro minimamente.

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