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Futuro della banda larga: stasi continua

banda larga ngn

Scritto da Giulio Boresa

Non c’è stato l’intesa prima della pausa estiva e così restano ancora separati i progetti Ngn di Telecom e dei principali operatori alternativi. Mentre negli Usa si pensa a un futuro delle banda larga da almeno 4 Megabit per tutti

E’ il momento in cui si misura al massimo la distanza tra l’Italia e gli Stati Uniti nel pensare al futuro della banda larga. Da noi non c’è ancora intesa tra i big per fare una Ngn comune (Next generation network, cioè fibra ottica nelle case, con 50-100 Megabit e oltre per utente). Gli Usa spingono all’avanguardia il concetto stesso di banda larga: secondo l’Authority tlc americana (Fcc, Federal communications commission) adesso parte da almeno 4 Megabit. Tenendo a mente questo valore, adesso Fcc mira a coprire con la “banda larga” tutti i cittadini.

Nei progetti italiani l’impasse nasce per la mancata intesa tra Telecom Italia, da una parte, e i principali operatori alternativi dall’altra (Wind, Vodafone, Fastweb, Tiscali). Continuano ad avere due progetti Ngn separati, su 13 e 15 città, rispettivamente. Anche se probabilmente la rete degli alternativi sarà realizzabile in toto solo se Telecom accetterà di parteciparvi, altrimenti potrebbe limitarsi a pochissime città.

I due gruppi hanno trovato un’intesa sugli aspetti tecnici, per la condivisione delle infrastrutture passive, ma ancora no su un aspetto fndamentale: cioè il creare un’azienda ad hoc, con investimento comune, per realizzare una sola Ngn. Tutti gli esperti concordano che in Italia non sono sostenibili economicamente due Ngn sovrapposte (se non forse solo a Roma e a Milano) e quindi le parti devono trovare un accordo per gli interessi del Paese. Telecom, all’ultimo incontro presso il ministero dello Sviluppo Economico, ha chiesto però di non voler fare una rete comune nelle città più remunerative, ma solo in quelle meno redditizie. Una posizione respinta dagli alternativi. Si vedrà come andrà a finire: l’obiettivo era trovare un’intesa prima della pausa estiva, ma è sfumato. Il rischio, ancora una volta, è accumulare altro ritardo rispetto a quei Paesi, come gli Usa, dove c’è una maggiore capacità di dirigere il futuro della banda larga.

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