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Musica online: 11 previsioni, un anno dopo

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Scritto da Nicola Battista

A gennaio avevamo scherzosamente lanciato alcune previsioni sull’andamento del “circo” della musica online per il 2011: quante sono divenute realtà?

A gennaio 2011 avevamo lanciato una piccola provocazione: tentare di prevedere le prossime mosse dei tanti (troppi) nomi presenti nel sempre schizofrenico mercato della musica online.

Ora che l’anno volge al termine, che ne è stato delle “11 previsioni” per il 2011?

Rivediamole una per una, e vediamo cosa è successo realmente:

1) MySpace, dopo un dubbio restyling grafico e una serie di tagli al personale chiuderà o - molto più probabilmente - sarà assorbito da Facebook per diventarne la sezione musicale.”

MySpace non ha chiuso né è finito in mano a Facebook. Ma è stato ceduto, anzi svenduto, da News Corporation lo scorso 29 giugno (per soli 35 milioni di dollari: era stato acquistato per 580 milioni qualche anno addietro…). D’altra parte tagli e restyling erano l’evidente segno dei preparativi per la dismissione da parte della gestione Murdoch. Previsione avverata dunque solo in parte: peraltro l’acquirente non è Facebook ma Specific Media, con la partecipazione della popstar Justin Timberlake.

2) “L’acquisto di cui sopra si rivelerà un fiasco oltre che un macigno sui conti di Facebook.”

Come detto poc’anzi, nulla di tutto ciò si è verificato. La nuova gestione di MySpace non ha ancora prodotto nulla di rilevante, comunque. Facebook a giugno 2011 perde alcuni milioni di utenti negli USA, e comincia a perdere anche altri paesi dove era attivo da alcuni anni; ma compensa crescendo non poco in paesi come Messico e Brasile. La parabola discendente potrebbe essere iniziata, ma Mark Zuckerberg per ora dorme ancora sonni tranquilli e si prepara a una ricca quotazione in borsa. Quanto alla musica in Facebook, tra gli embed da SoundCloud e YouTube e la collaborazione con Spotify, di MySpace non se ne è certo sentito il bisogno… Previsione non avverata.

3) “La quota di mercato in USA di un aggregatore/distributore indipendente (Merlin, CD Baby, Tunecore…) supererà definitivamente quella di almeno una delle major, e il tutto solo grazie agli mp3.”

E’ presto per dirlo: i dati definitivi ci saranno solo tra alcuni mesi; ma è più che possibile che ciò si verifichi. EMI sta per sparire dalla scacchiera (il che ci porta alla previsione n.4) e le sole vendite fisiche ormai contano poco. “E’ follia continuare a pensare che vendere dischi sia un buon affare“, dice il 22 novembre proprio Jim Brady, del gruppo EMI, nel corso di una conferenza. Va detto che Tunecore non sembra passarsela benissimo e cerca di reinventarsi anche nel campo delle edizioni musicali, ma CD Baby è più forte che mai. Previsione quasi certamente avverata.

4) EMI dichiarerà la bancarotta entro l’inizio di aprile; probabile uno smembramento e una cessione almeno di una parte a Warner. E’ già miracoloso che la major sia arrivata fino al 2011 senza cessioni o fallimenti.”

Lo scenario peggiore è stato evitato, ma per un pelo. Questa previsione si sarebbe avverata certamente se non fosse subentrato il creditore n.1 della vicenda EMI-Terra Firma: Citigroup. Il gruppo bancario ha acquisito la major oberata di debiti il 1 febbraio. Le voci di una successiva cessione e di un’asta sono circolate per mesi. L‘11 novembre l’annuncio: EMI smembrata nelle due divisioni discografica ed editoriale, cedute rispettivamente a Universal (che consolida il suo primato nel mercato musicale) e a un gruppo con a capo Sony (che dovrebbe diventare leader nelle edizioni musicali). Citi non ha recuperato tutti i fondi impegnati nella vicenda, ma data la pessima congiuntura economica, può dirsi soddisfatta e uscire dalla vicenda limitando i danni. L’ultima parola, però, ce l’avrà l’antitrust: in particolare la combinazione Universal-EMI potrebbe richiedere molti mesi di accertamenti e non è garantito che le autorità competenti diano il via all’operazione. Previsione avverata in parte.

5) eMusic passerà di mano per giungere al suo assetto definitivo.”

eMusic sembra statica: non cresce, ma neppure appare in difficoltà. I suoi ultimi aggiustamenti al modello di business e ai prezzi, a fine 2010 avevano provocato qualche lamentela da parte di alcune label che hanno lasciato il servizio. Eppure è “business as usual” per chi rimane. Anzi, grazie a un accordo con EMI nel maggio 2011, eMusic - pur restando molto legato alle etichette indipendenti che hanno fatto la sua fortuna per un decennio - ha in tasca tutti i repertori delle major. Periodicamente si vocifera di una possibile cessione, poi smentita. L’unico sopravvissuto della prima ondata di servizi per la vendita di mp3 è ancora sulla scena. Previsione non avverata.

6) Daniel Ek avrà uno scatto d’orgoglio: Spotify, dopo molti ritardi, finalmente sbarcherà in USA. Ignorando le major, avendo comunque successo, e magari acquisendo proprio eMusic per crearsi rapidamente un portafoglio di licenze (creando imbarazzo per via di accordi proprio tra eMusic ed alcune delle major). Agli stream sarà linkata la possibilità di acquistare l’mp3 da eMusic, che rimpiazzerà l’attuale partnership con 7digital.”

Una delle previsioni più azzeccate, anche se non al 100%: dopo molti rinvii, Spotify ha finalmente aperto i battenti in America lo scorso 14 luglio e sta avendo un buon successo. Ma l’accordo con le major è stato trovato, e non c’è stata alcuna fusione con eMusic. Vero però che la partnership con 7digital è stata eliminata: Spotify ora vende - in proprio - anche mp3, scaricabili direttamente. Paradossalmente, sono ora alcune label indipendenti e un pugno di artisti tra cui Coldplay e Arcade Fire, a lamentarsi ritenere che il modello di business sia sbagliato e che Spotify essenzialmente paghi troppo poco e tolga mercato al prodotto fisico e/o scaricabile. Previsione avverata in parte.

7) Qtrax si inventerà un altro bluff. O magari la smetterà del tutto. La versione attuale del sito è indicativa, in tal senso.”

Qtrax non ha ancora staccato la spina, ma ha preferito comunque la prima delle opzioni che avevamo indicato: proseguire nel proprio bluff con una nuova incarnazione del sito, millantando la presenza in USA, Canada e in una serie di mercati sinceramente di nessuna importanza per l’industria musicale, dalla Malaysia alle Fiji. Viste le bufale degli anni scorsi, comunque, Qtrax sembra ormai generare poca attenzione sia tra gli utenti che tra gli addetti ai lavori. Previsione avverata.

 8) Rhapsody, Napster, Medianet: uno di questi nomi uscirà dal mercato della musica digitale. Magari anche due. Noi puntiamo su Medianet, ex Musicnet.”

Previsione avverata in parte: Napster - nome storico e indimenticabile per la musica online - è scomparso, divenendo parte di Rhapsody (l’annuncio è del 3 ottobre). Il precedente proprietario, Best Buy, ottiene una quota minoritaria di Rhapsody (controllato da RealNetworks e MTV Networks). Quest’ultimo e Medianet resistono: ma mancano ancora 31 giorni alla fine dell’anno. Chissà. ;)

9) “Mettere il proprio brano in Rockband sarà il prossimo obiettivo alla portata di molti (ma non di tutti).”

Servizi per pubblicare - anzi, effettuare l’authoring - di un brano per l’inclusione nel videogame Rock Band esistevano già. Ma non proprio facili da trovare, e a prezzi estremamente variabili tra loro. Variabile anche il tipo di servizio: in pratica solo i più costosi garantivano di gestire tutte le fasi della complessa lavorazione che comprende anche fasi di testing nell’ambiente di gioco. Una partnership tra CD Baby e Offbeat Entertainment promette un 25% di sconto sulle tariffe e un costo mediamente oscillante tra i 1000 e i 1500$ per brano. Secondo Offbeat, datosi che molti utenti acquistano questo tipo di download dal Rock Band Network, circa metà degli artisti recuperano il loro investimento dopo circa 6 mesi. Previsione avverata.

10) Nokia/Ovi smetterà di vendere musica per concentrarsi su applicazioni più redditizie.”

Nokia non ha smesso di vendere musica, pur non brillando per vendite; ma ha intanto ritirato il poco fortunato marchio Ovi. Previsione avverata in parte.

11) “I denari racchiusi in SoundExchange salveranno l’industria discografica. Perlomeno la parte che accetterà di farsi salvare.”

Nei forzieri della società SoundExchange continua ad accumularsi un “tesoro” di royalty generate da radio online, satellitari e altro ancora, il cui valore astronomico davvero potrebbe salvare il mercato musicale. Vanno dette alcune cose: innanzitutto continuano a essere molti, moltissimi i professionisti della musica che ignorano l’esistenza di questo ente o che pur avendone sentito parlare non hanno mai pensato ad iscriversi (è gratis, peraltro). Ciò significa che per esempio un importante compositore di musica da film come Michael Giacchino (sue le musiche di alcuni dei successi Disney/Pixar ma anche di serie tv come Lost e Alias) figura tra i nomi di coloro i cui fondi giacciono non reclamati nelle casse della predetta società. D’altro canto, però, anche se SoundExchange negli anni ha periodicamente lanciato campagne spesso in collaborazione con siti come MySpace e CD Baby, proprio per spargere la voce e far proseliti tra gli artisti presenti su siti e portali vari, va detto che iscriversi non è tutto rose e fiori. Le “claim” piazzate nel database “PLAYS” di SoundExchange spesso cadono nel vuoto; o si ottengono risposte evasive che sono di poco aiuto. Poter compilare una domanda online al posto della versione cartacea è cosa buona e giusta; l’ente però può impiegare a suo dire anche 120 giorni (in realtà anche di più) per prenderla in esame. Le comunicazioni via e-mail non sono sempre agevoli; il personale è estremamente cortese al telefono, ma allo stesso tempo si fanno pochi progressi. In altre parole, un discografico o artista che si iscriva online ad aprile, ammesso che abbia diritto a un pagamento, potrebbe forse riceverlo in tempo per la distribuzione di fine anno, intorno al 30 dicembre. Il 25 ottobre 2011, comunque, SoundExchange ha distribuito ben 88 milioni di dollari relativi a un singolo trimestre, un vero record. In altre parole: poco per salvare una major in difficoltà, moltissimo per migliaia di artisti e piccole strutture. Previsione avverata in parte.

Se solo due previsioni si sono avverate in pieno, il gioco non è andato poi troppo male. In 9 casi su 11 almeno una parte è divenuta realtà. Resta l’ultimo scorcio dell’anno, che potrebbe ancora riservare sorprese. L’articolo originario si chiudeva, scherzosamente, sulla “dodicesima” previsione: “Mytech sarà ancora qui, a documentare quanto sopra”; e se ci state leggendo, vuol dire che dopotutto ci avevamo preso… ;)

Commenti   (Inserisci un commento)

E’ uscito il nuovo di Elisa!!Bellissimo l’ho scaricato da iTunes http://itunes.apple.com/it/album/love...

Se solo due previsioni si sono avverate in pieno, il gioco non è andato poi troppo male. In 9 casi su 11 almeno una parte è divenuta realtà. Resta l’ultimo scorcio dell’anno, che potrebbe ancora riservare sorprese.

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