Gentili utenti vi informiamo che il team di MyTech si è spostato sul canale Hitech & Scienza di Panorama.it

      non hai uno username? regìstrati   /   recupera la password

apple / google / microsoft

Oracle chiude l’operazione-Bea: ecco le opportunità e i rischi di un’operazione da record

acquisizioni bea oracle soa

Scritto da Guido Sintoni

Ormai è cosa fatta: Oracle ha ottenuto l’approvazione anche dell’antitrust europeo e può portare a termine l’acquisto di Bea Systems. L’operazione costerà 8 miliardi e mezzo di dollari all’azienda di Larry Ellison, per dimensioni il terzo produttore di software al mondo. “La Commissione - sottolinea la nota ufficiale di Oracle in merito - ha deciso che la transazione non blocca la competizione economica nell’area europea o in ogni parte sostanziale di essa”.

La Commissione ha esaminato i potenziali effetti dell’acquisizione in relazione al settore del software di tipo middleware […] ritenendo che la cosa non porti a un possibile calmiere della competizione, perché Oracle e Bea non sono stati visti come competitor diretti”: ciò significa che gli altri player di settore, da Ibm a Sun, da Microsoft a  Sap, si troveranno con un avversario decisamente agguerrito. Ma anche Oracle non potrà agire a cuor leggero: la somma pagata per Bea è consistente, frutto di un’azione iniata parecchi mesi orsono e di una trattativa molto complessa (come d’altronde era normale che fosse).

Ad ottobre, infatti, Oracle aveva fatto un’offerta di 17 dollari per azione a Bea, vale a dire il 25% più del prezzo di mercato corrente, ottenendo un secco diniego. Le trattative rimanevano febbrili, con Oracle ad alternarsi tra un possibile ritiro e un’offerta ostile e gli azionisti Bea ad interrogarsi sul da farsi. Ago della bilancia potrebbe essere stato il multimiliardario Carl Icahn, proprietario dell‘11% di tutte le azioni Bea, che sin dall’inizio aveva mostrato un’apertura nei confronti dell’offerta di Oracle. Alla fine le parti si sono trovate a quota 19,375 dollari per azione, quasi a metà strada tra domanda e offerta (Bea aveva ribattuto richiedendo 21 dollari per azione alla proposta di Oracle).

Di qui il lungo e necessario iter burocratico: la U.S. Justice Department e la Federal Trade Commission davano il via libera all’operazione a febbraio, e lo stesso veniva fatto dagli azionisti Bea all’inizio di aprile. Con l’approvazione dell’antitrust europeo il cerchio si chiude: Bea ha un portafoglio prodotti nutrito e fortemente basato su Java, che fa capo a un application server - WebLogic - che rappresenta un nome storico in ambito enterprise. Secondo IDC, nel comparto dei middleware Bea detiene la seconda quota di mercato, precedendo Oracle; il leader è IBM. Insomma, nel campo delle Service Oriented Applications il mercato è tutto da riscrivere dopo il matrimonio tra Oracle e Bea.

Per Oracle, l’acquisto di Bea schiude sulla carta prospettive in termini non solo di middleware ma anche di business collaboration grazie alla suite di prodotti AquaLogic; in prospettiva sembra di minore di interesse il motore transazionale Tuxedo, cavallo di battaglia di BEA, in quanto meno integrabile nell’attuale portafoglio prodotti Oracle. Per contro, potrebbero essere le varie tecnologie afferenti a WebLogic il vero asso della manica di Oracle per il comparto dei software di business intelligence.

Sarà come sempre l’integrazione dei vari prodotti la chiave di volta dell’affaire-Bea per Oracle: ma l’azienda di Larry Ellison è molto esperta in materia, visto che nel 2007 ha completato undici acquisizioni, tredici nel 2006 e altrettante nel 2005. E’ ad ogni modo indubbio che Bea rappresenta un banco di prova molto severo, in termini di costi assoluti e di costi di integrazione, anche per un colosso del calibro di Oracle: a spanne, i primi bilanci si potranno fare non prima di un biennio.

Commenti   (Inserisci un commento)

Ancora nessun commento.

Effettua il login