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Fuori dal carcere grazie a Twitter
Finito suo malgrado nelle carceri egiziane, uno studente americano comunica il suo arresto ai membri del suo Twitter. E ritrova la libertà
Arrested: otto lettere e un senso inequivocabile. Autore: James Karl Buck, studente statunitense. Destinazione: Twitter, attraverso il telefono cellulare. Luogo: la cella di una prigione egiziana.
In Egitto a scattare foto per la tesi di laurea del master che stava frequentando, il giovane si è trovato coinvolto nelle manifestazioni di protesta contro il governo del Paese. Arrestato assieme ad altri giornalisti e blogger, è stato poi rinchiuso nel carcere di Mahalla insieme al proprio traduttore.
Dopo aver letto sul suo Twitter ciò che gli era appena accaduto, gli amici di James si sono mobilitati, riuscendo efficacemente a intercedere per la sua liberazione.
Una volta tornato a casa, lo studente ha denunciato l’accaduto, organizzando una campagna di sensibilizzazione - in gran parte impostata sugli strumenti virtuali - destinata a favorire la liberazione del traduttore con cui ha condiviso la reclusione.
Per ascoltare il resoconto di quanto è accaduto direttamente dalle parole del protagonista, l’indirizzo giusto è questo.





1 aciclovir
il 06/06/2008 alle 10:21
in egitto i carcerati possono portarsi in prigione il cellullare?
2 preço do ouro
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